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Amore, speranza e perdono: la parabola dei detenuti di alta sicurezza colpisce il cuore dell’Ariston fotogallery

Tredici detenuti della casa di reclusione Milano Opera hanno portato in scena il musical “Il figliol prodigo”

Sanremo. Misericordia, speranza e soprattutto perdono. Sono questi i grandi temi che tredici detenuti di alta sicurezza della casa di reclusione Milano Opera hanno portato in scena, questa sera, sul palco dell’Ariston. Lo spettacolo, un musical intitolato “Il figliol prodigo”, a memoria della parabola evangelica, è stato scritto in occasione del Giubileo del carcerato. Un progetto formativo e di reinserimento nato all’interno del Laboratorio musical dell’attrice, cantautrice e regista Isabeau (al secolo Isabella Biffi). Semplicemente una sfida voluta dal direttore della struttura carceraria milanese, Giacinto Siciliano, per mettere in pratica il principio che “il carcere, superando la logica della punizione, deve rendere visivo un messaggio prezioso: ogni persona è protagonista di se stessa e può cambiare la propria vita”.

Riviera24 - "Il figliol prodigo", il musical dei detenuti di alta sicurezza all'Ariston

Una sfida straordinariamente superata e dove l’elevata capacità estetica, performativa e umana di questi artisti ha abbattuto ogni barriera, ogni diffidenza dimostrando che il cambiamento è possibile. I detenuti, pur consapevoli che non usciranno mai di prigione in quanto, nella maggior parte dei casi, ergastolani, sono stati infatti capaci di trasmettere valori autentici e profondi. Nessuna espressione di rabbia o rancore, soltanto l’invito alla misericordia, a sperare nell’amore che solo può trasformare l’odio in perdono.

“Il figliol prodigo” – come gli altri musical che la compagnia di Isabeau ha portato in passato nei teatri italiani, ovvero “Dieci mondi”, “La luna sulla Capitale”, “L’amore vincerà” e “Siddharta” – è stata la dimostrazione che nonostante tutto è possibile recuperare una nuova umanità, e che anche l’arte e la cultura possono essere assunte quali strumenti di riscatto, di lotta alla criminalità nonché moniti all’indulgenza. Del resto lo scrisse anche Papa Francesco e proprio in risposta alla lettera di presentazione del musical: “Tutti noi facciamo sbagli nella vita, perché siamo peccatori. E tutti noi chiediamo perdono di questi sbagli e facciamo un cammino di reinserimento” e dunque redenzione.

Lo spettacolo ha richiamato un pubblico gremito, tra cui Francesco Frontirre’, direttore della Casa circondariale di Sanremo, Giacinto Siciliano direttore di quella di Milano e il vescovo monsignor Antonio Suetta, che ha così salutato gli artisti: “Uno spettacolo di tanta bellezza e splendore. Vi ringrazio tutti dal profondo del cuore perché con la vostra bravura, il vostro impegno, il vostro lavoro avete accettato di portare sul palcoscenico la vostra vita. Ancora una volta ci avete accompagnato di fronte a una domanda che spesso ci travaglia. Ovvero se sia meglio una vita paralizzata nel calcolo oppure una vita imbizzarrita nel rincorrere un desiderio di gioia. Difficile rispondere, anche perché spesso in questa corsa possiamo farci male”. E prosegue: “ Voi, tuttavia, questa sera ci avete dimostrato  come le porte del Signore siano sempre spalancate, sempre pronte a restituirci la dignità, la speranza , il futuro e che il Suo cuore saprebbe sciogliere anche il gelo del nostro odio, delle nostre chiusure e delle nostre rivendicazioni”.

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