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Ventimiglia, bufera alla casa di riposo Chiappori: “La fondazione tratta già con una cooperativa” foto

I dipendenti, esasperati, questa mattina hanno chiamato i carabinieri

Ventimiglia. Licenziati in tronco, senza preavviso e senza possibilità di trattare o di impugnare la pratica di licenziamento collettivo. Il destino dei trentasei dipendenti della casa di riposo Chiappori, che ha sede nella frazione di Latte, sembra ormai segnato. A meno che ad intervenire non sia direttamente la Regione che può effettuare controlli sulle fondazione. E’ proprio al governo Toti che i trentasei dipendenti lasciati a casa fanno appello.

“Il 28 settembre scorso ci hanno fatto sedere ad un tavolo”, racconta una dipendente, “Dopo tre minuti ci hanno avvisato che erano già partite le lettere di licenziamento collettive”. Una doccia fredda su chi, per quella fondazione, aveva negli anni precedenti rinunciato ad una parte di stipendio (il 10%) per sanare un buco di bilancio che però, invece di ridimensionarsi, ora sembra una voragine.
“La cosa peggiore”, dice la dipendente, “E’ che allo stesso tavolo al quale ci siamo seduti noi, era stato invitato il presidente della cooperativa con la quale la fondazione sta trattando per sostituirci”. Un’anomalia, questa, che va contro ad ogni legge: i dipendenti, infatti, avrebbero diritto a 45 giorni di tempo per portare avanti trattative o per impugnare il licenziamento collettivo.

“Continuano a dirci che costiamo troppo”, dichiarano i dipendenti, “Come se la colpa fosse nostra: noi lavoriamo e per questo veniamo retribuiti. Questa non è una colpa”.
Per risparmiare sugli stipendi, dunque, la fondazione avrebbe già trattato con la cooperativa Punto Service di Vercelli che, proprio in vista di un prossimo insediamento nella struttura, starebbe cercando personale qualificato da inserire nella casa di riposo.

“Questa mattina era un via vai di persone che portavano il curriculum e iniziavano addirittura i colloqui individuali”, dichiarano i dipendenti, “Abbiamo chiamato i carabinieri che sono intervenuti”.

“Già nel 2010 eravamo stati licenziati”, aggiungono, “Ma dopo trattative con la fondazione eravamo riusciti ad arrivare ad un compromesso: abbiamo dato parte dello stipendio (prima il 10 poi il 7%) per qualche anno, rinunciando anche alla paga delle ore di straordinario”. Un sacrificio che, alla luce di quanto accaduto ora, sembra esser stato vano.

“Lo stipendio del mese scorso ci è stato versato in due tranche”, concludono, “Del prossimo non abbiamo nemmeno la certezza che ci verrà elargito: ci hanno detto che i soldi non ci sono. Le rette per il soggiorno nella struttura, però, gli anziani ospiti continuano a pagarle”.

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