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“Requiem di Mozart”, l’evento “clou” della stagione 2016/2017 ad Imperia e a Sanremo foto

Venerdì 4 novembre, ore 21.15, alla Concattedrale di San Maurizio ad Imperia e sabato 5 novembre alla Cattedrale di San Siro a Sanremo

Sanremo. E’, quello di questa settimana, uno degli eventi “clou” della Stagione 2016/2017: il “Requiem” di Wolfgang Amadeus Mozart.

Un doppio appuntamento per l’esecuzione di quest’opera – che ha segnato la fine della purtroppo breve vita del compositore austriaco – che l’Orchestra porterà in due suggestive ambientazioni: la Concattedrale di San Maurizio, ad Imperia, e la Cattedrale di San Siro, a Sanremo, nei giorni di venerdì 4 e sabato 5 novembre (sempre con inizio alle ore 21.15) con ingresso libero.

Sarà il Direttore Artistico e Stabile, Gian Carlo De Lorenzo, a condurre i Professori in questa difficile esecuzione, alla quale prenderanno parte la Soprano Gabriella Costa, i tre solisti del Concorso Cerquetti di Montecosaro (il Contralto Valeria Mela, il Tenore Roberto Jachini Virgili ed il Basso Juliusz Loranzi) ed il Coro Musica Nova, coordinato dal Maestro Paolo Caravati.

Il Requiem in Re minore K.626 per Soli Coro e Orchestra, fu composto da Mozart (1756/1791) nelle sue ultime settimane di vita ed è legato alla controversa vicenda della sua morte, che sarebbe avvenuta il giorno successivo al completamento delle parti vocali del “Lacrimosa”.

Stendhal parla di un anonimo committente (presentatosi nel cuore della notte con una maschera, un mantello scuro, aria lugubre ed una sacca contenente danari) che incarica Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre in 4 settimane una Messa da Requiem, dietro compenso di 50 ducati. Secondo Stendhal, Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente, ma quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro e si rese conto di non riuscire ad identificarlo, si convinse che l’uomo fosse un emissario dell’aldilà che lo avesse incaricato in realtà di scrivere la Messa per se stesso. Allo scadere delle 4 settimane lo sconosciuto si presentò per ritirare la composizione che però Mozart non aveva ancora completato: gli offrì quindi altri 50 ducati e altre 4 settimane di tempo. Inutili, poiché Mozart morirà lasciando l’opera incompiuta.

Una leggenda molto famosa – ma totalmente infondata – vuole che sia stato il musicista Antonio Salieri, invidioso del talento di Mozart, a forzare il deperimento del già malato collega. Tale leggenda è stata alimentata da Puškin nella sua opera teatrale “Mozart e Salieri” e ripresa negli anni ’70 dal drammaturgo Shaffer nell’opera teatrale “Amadeus”, dalla quale il regista Forman ha tratto il suo film “Amadeus”.

La vedova di Mozart, fuggita col figlio prima della commissione del Requiem, tornò appena in tempo per salvare l’opera e ne delegò il completamento a tre allievi del marito, per meglio avvicinarsi agli intenti originari: Eybler, Freistädler e poi Süssmayr. Quest’ultimo era stato probabilmente il più vicino a Mozart negli ultimi tempi e forse ebbe anche la possibilità di suonare insieme al Maestro alcuni brani del Requiem. Il suo apporto fu quello di riordinare in modo omogeneo il lavoro dei 2 collaboratori precedenti e completare i brani totalmente mancanti del manoscritto. I 3 allievi riuscirono a completare la “Messa”, anche se è facile notare la differenza nel modo di comporre tra il loro e quello del Grande Mozart.

Completato quasi certamente entro la quaresima del 1792, il Requiem venne ritenuto per un certo periodo opera del solo Mozart, in quanto la calligrafia di Süssmayr risultò essergli molto simile. Fino agli inizi degli anni novanta del XX secolo si riteneva infatti che l’indicazione posta in testa alla prima pagina – recitante “di me W. A. Mozart mppa. 1792″ – fosse stata apposta da lui stesso. Fu poi stabilito con certezza che la firma fu fatta da Sùssmayr, probabilmente con l’intento di dare maggiore credibilità al lavoro nella sua globalità. Da notare che nessuno dei musicisti coinvolti tentò mai di accampare qualsiasi diritto sul Requiem e nessuno figurò neppure nelle prime edizioni andate in stampa.

Ciò non bastò, dal momento che nel 1825 il compositore e teorico della musica tedesco Weber, pubblicò un articolo intitolato “Sull’autenticità del Requiem mozartiano”, nel quale sollevava enormi dubbi sulla quantità di musica effettivamente composta da Mozart nella messa. La polemica continuò per anni costituendo varie fazioni (Beethoven, che possedeva una copia dell’articolo, riferendosi al Weber annotò su un fianco “o tu Arcisomaro” e ancora “o tu doppio somaro”). Fu probabilmente solo con l’edizione di Andrè del 1827 che parte dei dubbi vennero fugati. Forse per la prima volta nella storia della musica una partitura venne pubblicata con un commento critico nel quale si tentava di stabilire con certezza ciò che è certamente di Mozart e ciò che è pugno d’altri: l’edizione Breitkopf indicò poi con una M il materiale sicuramente mozartiano e con una S quello attribuito a Süssmayr.

Come ha dimostrato il musicologo Wolff nel suo importante testo sul Requiem, è certo che qualche giorno dopo la morte di Mozart (10 dicembre) vi fu una funzione commemorativa durante la quale vennero eseguiti almeno l’Introitus ed il Kyrie, con Coro, Organo e i soli Archi. Questo ufficio funebre, organizzato a proprie spese da Emanuel Schikaneder, avvenne nella chiesa di S. Michele a Vienna.

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