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Processo “Borea”, Nasi: “Mai pensato che gli infermieri potessero maltrattare i pazienti”

"Dal 2001 in poi la mia presenza al Borea è stata di circa un giorno alla settimana, generalmente il lunedì"

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Imperia. Si passa all’esame dell’imputata Rosalba Nasi. Inizia il suo avvocato, Alessandro Mager. I fatti di cui si discute vanno dal 15 settembre al 31 ottobre 2011. “Dal 2001 in poi la mia presenza al Borea è stata di circa un giorno alla settimana, generalmente il lunedì. Cause mie personali e la malattia di mia madre, nel periodo in questione di circa 40 giorni, sono stata al Borea 7 giorni in totale, spesso mi .recavo da mia madre malata a Ceva” Mager chiede alla Nasi a riguardo del rapporto tra la cooperativa Airone, iniziato nel 2004 con contratti annuali, e la Fondazione Borea. “Specialmente dal 2011- spiega la Nasi – procedemmo con rinnovi trimestrali e dal settembre del 2011 ci fu una riduzione delle ore di lavoro per gli addetti dellAirone perché ci fu una riduzione degli ospiti. Il mio interlocutore principale all’interno dell’Airone non era Bisiani – e poi – i dipendenti della Fondazione Borea erano otto. Affidare i servizi a una cooperativa esterna garantiva a noi maggiore tranquillità: era i servizi di infermeria, animazione e anche mensa”. Il direttore sanitario all’epoca dei fatti era Il dottore Vittorio Rovere, ora deceduto. “Ero legata da un rapporto di amicizia con Borea, un ottimo medico.

Quel l’incarico lo assumeva un po’ allegramente, anche se nel suo periodo di direzione non si sono più verificati episodi negativi quali piaghe di decubito – spiega ancora la Nasi, che poi cita l’episodio di tale Sartore, un paziente malato di tumore, per il quale Ponsillo (un infermiere) era molto preoccupato. La ex presidente della Fondazione afferma che Rovere non si sarebbe curato della situazione – era sabato – e avrebbe detto di chiamare la guardia medica, poi effettivamente intervenuta. Da delle intercettazioni telefoniche risulterebbe poi che tra Rovere e Ponsillo non corresse buon sangue. La Nasi spende anche delle buone parole per l’infermiere, descrivendolo come un soggetto appassionato al suo lavoro”. Mager arriva al dunque e chiede all’imputata se mai avesse avuto la più pallida idea che gli infermieri che hanno patteggiato avessero maltrattato i pazienti. La Nasi nega categoricamente di aver mai avuto sentore della situazione. Semmai qualche volta avrebbe ravvisato qualche tresca sul lavoro o qualche episodio di svogliatezza. A riguardo dell’infermiere Fagian: “un giorno una paziente mi disse che non voglio più che mi faccia il bagno Fagian perché è troppo grossolano nei modi” Un altr’anno paziente si sarebbe rifiutata di fare il bagno aiutata da Fagian alludendo a certe “toccatine” non proprio consone. La stessa paziente si è poi fatta lavare dalla Ciobanu e la Nasi, da quel giorno, diede disposizione che il bagno alle pazienti donne lo facessero le infermiere.

“Se qualcuno mi avesse mai accennato a una cosa del genere (i maltrattamenti di Fagian ndr) non avrei esitato un attimo ad intervenire” ribadisce ancora la Nasi.

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