Milet finita sotto le ruote di un tir tra Ventimiglia e Mentone dopo aver superato violenze e scafisti

Una sedicenne in fuga dalla guerra che nel cuore sognava l'Europa e la libertà

Ventimiglia. Sognava l’Europa, sognava la libertà come tanti altri suoi connazionali. Di quella ragazza avvolta in quel giubbotto blu, cappelli raccolti e viso dolce, resta solo una foto scattata appena arrivata a Ventimiglia, ultima tappa di un viaggio difficile e soprattutto rischiando la vita 24 ore al giorno.

Milet  Tesfamariam, 17 anni ancora da compiere, era una ragazza di religione cattolica, come i suoi fratelli e le sue sorelle. Tra pianti e preghiere era partita dalla Eritrea per arrivare sulle coste settentrionali dell’Africa.

Da qui su un barcone è salpata alla volta della Sicilia dove era arrivata la settimana scorsa. Aveva superato violenze e scafisti armati fino ai denti. Fragile ma con una forza della disperazione che non ha mai perso neppure quando quel barcone si era inclinato rischiando di farla finire tra le onde di un mare che ha già inghiottito negli anni migliaia di disperati come lei in fuga da guerre e torture.

La sedicenne eritrea era arrivata giovedì sera alla chiesa di Sant’Antonio delle Gianchette, a Ventimiglia, assieme a tre sorelle, due fratelli e qualche amico. Ieri la decisione di rimettersi in cammino, ultimo viaggio verso la libertà finito però sotto le ruote di un tir spagnolo diretto in Francia.  Come tanti altri immigrati clandestini cercava di raggiungere la Francia a piedi. Altri ci sono riusciti, passando proprio dall’Autofiori, rischiando metro dopo metro di essere travolti da auto e camion che sfrecciano veloci verso la Costa Azzurra.

Milet, era stanca ieri pomeriggio: guardava a testa bassa quel lungo nastro d’asfalto. Non si è accorta che dietro di lei c’era un camion che sfiorava la parete dell’ultima galleria a quattro chilometri da Mentone. L’autista ha scorto solo all’ultimo quella ragazzina che camminava su una corsia che certamente non può essere definita d’emergenza insieme ad altre persone. E’ stata travolta e uccisa sotto gli occhi terrorizzati di fratelli e amici, impotenti davanti ad una tragedia più grande di quelle superate dopo un viaggio pericoloso dall’Africa alla Sicilia: la morte.

“Si erano allontanati ieri mattina, dopo aver fatto colazione – ricorda col cuore in gola don Rito Alvarez, parroco di Sant’Antonio – La notte scorsa ho avuto la conferma che si trattava di questo gruppo quando i fratelli di Milet sono tornati alle Gianchette. Stiamo vivendo un momento straziante, difficile, ma siamo vicini a queste gente che ogni giorno spera solo di poter lasciare l’Italia e proseguire il cammino dopo essere scampate miseria e persecuzioni”.

Ora tutta la comunità degli immigrati si è stretta attorno ai fratelli della giovane vittima in attesa che il funerale possa essere celebrato  proprio nella chiesa parrocchiale delle Gianchette a Ventimiglia.  “Questa morte è un po’ sulla coscienza di tutti e in particolare di quei Paesi che girano le spalle al fenomeno dei migranti”, dice il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano che da tempo ormai si appella alle istituzioni e ad un’Europa cieca e troppo silenziosa su una città che ormai è in piena emergenza.