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Il sindaco Ioculano ringrazia Staino per le parole di elogio sulla gestione dell’emergenza migranti

Il vignettista fiorentino ha incontrato il sindaco di Ventimiglia questo pomeriggio nella sede del Club Tenco a Sanremo

Sanremo. “Nonostante la situazione complessa che la città di Ventimiglia sta vivendo, la nostra amministrazione è riuscita a gestire al meglio l’emergenza migranti. Ci rende molto onorati che un personaggio come Staino abbia riconosciuto il nostro impegno, il nostro operato e tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi”. Con queste parole il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano ringrazia il vignettista fiorentino Sergio Staino per le parole di elogio spese nei suoi confronti durante l’incontro-intervista tenutosi questo pomeriggio nella sede del Club Tenco a Sanremo.

Riviera24 - Enrico Ioculano e Sergio Staino

In veste di direttore dell’Unità, Staino ha simpaticamente dialogato con il primo cittadino sulla questione tanto delicata quanto spinosa dei migranti. Ha sottolineato più e più volte la grande umanità di Ventimiglia, della sua amministrazione e della sua gente nel gestire il problema. Una sensibilità straordinaria in virtù della quale, come la guida della storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci ha dichiarato, “la città transfrontaliera può permettersi di guardare dall’alto in basso la Costa Azzurra, perché se a Ventimiglia c’è l’umanità, là c’è la cattiveria”.

Parole che si sono guadagnate una standing ovation, “ma che forse” – prosegue Staino – “l’Italia intera non avrebbe condiviso. Ci sono ancora enormi forme di razzismo quasi come se la memoria si fosse cancellata. Senza andare indietro nell’Ottocento, prima di oggi, i migranti eravamo noi italiani. Eravamo noi che viaggiavamo alla ricerca di fortuna verso il Belgio, la Germania, la stessa Italia del Nord con le immigrazioni dei meridionali”.

A riguardo lo stesso Ioculano ha ricordato come anche lui provenga da una famiglia di migranti: “Mia madre è di Torino ma ha origini venete. Mio padre invece è salito dalla provincia di Reggio Calabria a Ventimiglia negli anni Cinquanta. E del resto gran parte di Ventimiglia è composta da uomini e donne figli di questo processo migratoria dall’Italia del Sud all’Italia del Nord e precisamente in Liguria. Addirittura mi ricordo che quando ero al Liceo frequentavo una classe composta da 21 alunni di cui solo due erano liguri doc. Ma nessuno di noi si è mai sentito o lo hanno fatto sentire un diverso e anzi, ne andavamo orgogliosi. Oggi questa storia, che è la storia di tutti noi, sembra dai più dimenticata”.

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