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Gli stili nell’interior design: il minimalismo

Parole chiave: riduzione, essenza, purezza. Nel mobilio forme pulite con taglio netto e sobrio ricercando il necessario

Parole chiave: riduzione, essenza, purezza. “Less Is More” tre parole per un universo dove l’architetto Ludwig Mies van der Rohe descrive il suo credo estetico teso ad amalgamare i componenti necessari di un edificio per regalare l’impressione di una estrema semplicità sistemando gli elementi e dettagli al servizio degli scopi visivi e funzionali.

Le datazioni indicano la nascita dello stile minimal negli anni 1960 ma come dimenticare il fulcro dell’europa moderna con la sua Vienna dove quasi tutto nacque e dove nel 1908 Adolf Loos scriveva “ L’assenza di ornamento è una prova di forza spirituale”. La corrente del minimalismo nasce come reazione ad una società dove il consumismo, la materialità, l’apparenza e l’esteriorità sono principi che trovano terreno fertile. Il minimalismo spoglia l’oggetto architettonico dal di più, ricercando la vera essenza, dove autenticità e originalità diventano valori assoluti.

Anche se padre del minimalismo è ritenuto il grandioso Ludwig Mies van der Rohe ripenso alle architetture di Loos che si presentano sobrie, composte da volumi puliti che definiscono internamente degli spazi precisi e ricercati con grande maestria, dove le tipologie che a volte possono sembrano complesse si rivelano semplici quando ci si pone nel luogo dal punto di vista dell’osservatore.

Non posso non emozionarmi di quanto fatto da quest’uomo che contro tutto e tutti, combattendo aspre battaglie con la sua rivista “Das Andere” e il suo saggio “Ornamento e delitto” del 1908, tutt’ora attuale per concezione, arriva a scrivere nel 1910 “Caro Ulk! E io ti dico che verrà un giorno in cui l’arredamento di una cella carceraria ad opera del tappezziere di corte Schulze o del professor Van de Velde sarà considerato un inasprimento della pena”.

Perchè vi scrivo di tutto questo per parlarvi dello stile minimalista? Per il semplice pensiero che questo modo di pensare un’architettura, un interno, un abito di haute couture è quanto di più complesso e vero possa esistere tra gli stili non essendo solo un’icona trasformata in moda e ripresa dai più a scopi commerciali ma è puro spirito, ad oggi in contraddizione con i suoi principi è diventato “moda” e si trova ormai coniato in tutto e per tutto, dalle cucine agli oggetti di design. Ma la concezione “Minimal art” pensata nel 1965 dal filosofo d’arte inglese Richard Wollheim trattando di riduzione minimale riguardo la ricerca dell’essenza, è quanto pensiamo oggi sia minimal?

Mi piace pensare al minimalismo attraverso le parole degli architetti che ho citato e trarre dai loro scritti e dallo slogan “Less is more” divenuto simbolo e manifesto della ricerca degli spazi e degli elementi base, le ispirazioni necessarie al raggiungimento dello scopo. Facile? Niente affatto, anzi credo che il minimalismo sia uno stile che richieda esperienza, capacità e una grande curiosità progettuale. Non posso quindi dare che pochi e “minimal” consigli per chi ha in mente di avvicinarsi a questa filosofia nell’interior design.

Nel mobilio forme pulite con taglio netto e sobrio ricercando il necessario, senza fronzoli e superfluo, pareti lineari e materiche, lisce o rivestite in pietra monocromatica, illuminazione che aiuta la percezione dello spazio pulito e ordinato, scegliendo per i punti luce forme essenziali che delineano e accompagnano la purezza delle stesse in un ideale abbraccio tra i volumi. Concludo questa mia breve citando ancora Adof Loos che contrario ad ogni tipo di ornamento scriveva: “L’evoluzione della civiltà è sinonimo dell’eliminazione dell’ornamento dall’oggetto d’uso”.

Paolo Tonelli

www.paolotonelli.com

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