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Famiglia sanremese vince le Ugopiadi, il raduno di cani carlini più importante d’Italia fotogallery

La loro squadra era composta anche da due modenesi e una bolognese. Tutti rispettivamente con i loro amici a quattro zampe

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Sanremo. E’ una famiglia di Sanremo a vincere  la tredicesima edizione delle Ugopiadi: il raduno di cani carlini più importante d’Italia nato nel 2004 in memoria di Ugo, il carlino emblema della crudeltà umana, dei maltrattamenti perpetrati sugli animali, del commercio di cuccioli dall’est.

Un’edizione record quella  2016, come ogni anno svoltasi in Toscana, nella splendida tenuta dell’azienda agricola Ca’Lo Spelli di Guasticce (Livorno), dove oltre 220 quattro zampe vestiti da personaggi mitologici si sono cimentati insieme ai loro bipedi compagni in improbabili gare di atletica leggera (molto leggera) e in una simpaticissima sfilata. A trionfare sugli innumerevoli partecipanti, la squadra composta dai sanremesi Anita, Cristian e i suoi bimbi, da una coppia modenese, Antonio ed Eliana, e dalla bolognese Wilma. Naturalmente tutti accompagnati dai loro mitici, insuperabili carlini, rispettivamente: Contessa Carlotta, Kim e Molly Molly; Plink e Sansone; Molly. E tutti originalmente nelle mascherati sul tema de La Nave di Ulisse.

Io, la bambina del mio compagno e le due carline Contessa Carlotta e Molly Molly” – racconta Anita – “abbiamo indossato un costume da sirena. Cristian da Ulisse, il bambino da Telemaco e il carlino Kim da Piovra. Antonio, Eliana e i loro carlini hanno impersonato invece Zeus, la moglie Vera, Tritone e Ciclope. Non potevano mancare poi la Maga Circe, per l’occasione Vilma, e i suoi uomini trasformati in maiali, simbolicamente rappresentati dal carlino Molly. E’ stata una bellissima esperienza. Sono nove anni che partecipiamo alle Ugopiadi e non avevamo mai vinto la sfilata. Quest’anno la creatività dei costumi appositamente realizzati da una stilista di Modena con tessuti di cotone adatti anche agli animali, ha trionfato”.

Un red carpet di successo dunque, che ha permesso alla variegata squadra di conquistare una serie di premi, tra cui un piumino (per carlini, ovviamente) del famoso brand I Love My Dog, ma soprattutto di vivere una giornata all’insegna della convivialità, della spensieratezza, dell’amicizia tra uomo e animale. Le Ugopiadi infatti si tengono in nome del più autentico spirito olimpico, nell’assunto “l’importante è partecipare”, specie durante le competizioni dei 100 metri carlini (in realtà 20 metri circa), dei 100 metri carlini con ostacoli (anche in questo caso altri pochissimi centimetri) e la grande maratona carlina (un semplice giro dell’edificio dell’agriturismo).

Nessuna vera sfida, nessuna prova di agility o gara di bellezza, “solo” – prosegue la nostra “Sirena” – “il piacere di trascorrere del tempo all’aria aperta, immersi nella natura, nella campagna Toscana a ridere e a giocare con il proprio carlino ed altri suoi compari, a regalare loro amore. Perché è questo che bisogna donare a tutti i carlini e agli animali in generale: l’amore, la cura, l’affetto. E non soprusi come è accaduto a Ugo”.

Per chi non ne fosse a conoscenza, Ugo era un piccolo e indifeso carlino trovato rinchiuso nella gabbietta di un negozio d’ animali. Ugo era malato, soffriva di rogna rossa, disturbi comportamentali, inappetenza e di una grave displasia ad entrambe le anche. Persone nobili di cuore lo portarono via, regalandogli una casa, una famiglia e l’assistenza necessaria. Persone che indagando sulla sua storia, a cominciare dalla mancata consegna del pedigree, scoprirono che allo stesso modo di tanti altri cani della sua e di altre razze, era giunto in Italia attraverso un losco e inumano traffico di cuccioli: proveniva da un allevamento Lager dell’est Europa.

Oggi Ugo non c’è più, una brutta malattia ha avuto il sopravvento”  – spiega la nostra Anita  – “la sua storia però ha portato alla luce il commercio di cui è rimasto vittima, sensibilizzando gli italiani a non acquistare animali a scatola chiusa, a informarsi sulla loro provenienza e a preferire la formula dell’adozione. Del resto adottando e non comprando un cane, un gatto o qualsivoglia altra creatura, si può dar loro una nuova vita. Io stessa nel mese di gennaio ho perso il mio primo carlino, Conte Max, e pur non riuscendo a colmare la sua assenza, resterà sempre insostituibile, ho sottratto al maltrattamento i due carlini Kim e Molly adottandoli. Così facendo li ho salvati dalle sorti di un allevamento abusivo e m’impegno quotidianamente per dar loro la felicità”.

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