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A Sanremo più italiani che stranieri bussano alla Caritas: “Vincono la vergogna e si rivolgono a noi ultima spiaggia per aiutarli”

E’ quanto emerge dal Bilancio Sociale 2015 diffuso da Riviera24.it in esclusiva

Sanremo. Sono soprattutto gli italiani a chiedere aiuto al Centro di Ascolto della Caritas sanremese. E’ quanto emerge dal Bilancio Sociale 2015 diffuso da Riviera24.it in esclusiva. La supervisione è di Maurizio Marmo, direttore della Caritas Diocesana Ventimiglia Sanremo.

“Se nel centro di Ventimiglia il peso degli stranieri assistiti continua a essere maggioritario per il fenomeno migratorio e di transito che sta interessando la città” – illustra Marmo –, “a Sanremo gli italiani sono in maggioranza. In particolare, per quanto riguarda l’affluenza di stranieri, abbiamo rilevato, nel corso degli anni, un significativo e progressivo calo in percentuale rispetto all’affluenza degli italiani che sono invece aumentati passando dal 34% del 2010 al 58% del 2015. Questa tendenza è sicuramente dovuta al fatto che sempre più persone italiane, messe all’angolo della crisi, vincono la vergogna e si avvicinano ai nostri sportelli che nell’immaginario collettivo rappresentano l’ultima spiaggia. Se vogliamo dare i numeri degli stranieri, basti dire che nel 2015 ne abbiamo assistiti 263, il 42% del totale. Di questi le cittadinanze più rappresentate sono quelle Marocchina e Rumena seguite da quella Albanese e Ucraina. Escludendo i dati non pervenuti, gli irregolari rappresentano circa il 14% rispetto al 10% del 2014”.

Rispetto al genere, il dossier della Caritas rivela ancora la lunga e consolidata prevalenza di quello femminile, il 46% contro il 54% maschile. Tra il numero totale di donne, 159 sono italiane e 117 straniere. Lo stesso rapporto è registrato dalla composizione di sesso opposto: 184 maschi italiani e 136 maschi stranieri. Quanto alla fascia di età, la più rappresentativa è quella tra i 45 e i 55 anni (27%). In generale gli stranieri sono mediamente più giovani degli italiani. Chi ha cittadinanza straniera, oltre a essere più giovane, ha anche titoli di studio leggermente superiori a quelli degli italiani. E’ da segnalare inoltre che molte delle persone che si avvicinano ai servizi del Centro  lo fanno perché non hanno reti familiari o amicali intorno che facciano da “paracadute”.

“Questa carenza di relazioni” – sottolinea il direttore –  “è a nostro parere un dato su cui riflettere ed è misurato dal fatto che le persone che vivono sole sono ben il 42%, un dato simile a quello dell’anno scorso. Il che è testimoniato anche dai dati relativi all’accoglienza diurna e notturna in sensibile aumento. Per quanto riguarda i dormitori c’è stata una diminuzione nell’affluenza in quello maschile compensato da un aumento in quello femminile. In generale il numero totale del servizio accoglienza (sommando le percentuali maschili e femminili) è andato aumentando dal 2009, quando la media giornaliera si aggirava intorno alle 10 persone, al 2012, per poi assestarsi negli anni successivi sui valori di 14 persone ospitate ogni notte. Nel 2015 c’è stata una leggera diminuzione che ci ha portato a una media di circa 12 persone. Considerando l’ospitalità diurna presso il Centro di via Parodi, la collaborazione sempre più stretta con l’ASL 1 e con il Comune di Sanremo (attraverso le convenzioni) ci ha permesso di portare avanti un percorso educativo di riabilitazione con un numero sempre maggiore di persone”.

Nel Centro Diurno “Buona Strada” la media di presenze giornaliere è infatti passata dalle 10,5 persone del 2009 alle 15 persone del 2015 ed è in continuo aumento. Il servizio – aperto alle persone che accettano di aderire a un progetto di riabilitazione personale e alle quali vengono offerte la colazione, la merenda e la partecipazione a diverse attività sociali (cineforum, cucina, piscina etc.) –,  a partire dal secondo semestre 2015 è stato ampliato anche al sabato, alla domenica e al momento del pranzo dove all’interno della mensa organizzata a Casa Papa Francesco mangiano una media di 30 persone al giorno. Quanto ai senza fissa dimora, seppur la percentuale è diminuita passando dal 31,6% del 2014 al 27% del 2015, “il fenomeno” – spiega Marmo –  “rimane comunque molto rilevante (parliamo di 159 persone) e riguarda molto più gli uomini (23%) che le donne (4%). A questo aumento abbiamo cercato di far fronte, oltre che con la prima accoglienza in dormitorio, anche con un potenziamento della seconda accoglienza in alloggio protetto che abbiamo progressivamente incrementato passando dai 523 interventi del 2012 ai 1048 di quest’anno”.

“In ultimo” – prosegue concludendo – “l’elaborazione dei dati degli ultimi 5 anni evidenzia, per alcuni servizi, una crescita costante della domanda. E’ questo il caso emblematico della distribuzione di viveri e vestiario che dal 2009 a oggi ha visto un nettissimo e costante aumento degli interventi che sono passati dai 1010 del 2009 ai 2809 del 2015. Le persone e le famiglie che richiedono un sostegno (pacco viveri o vestiario) sono quindi quasi triplicate sul nostro territorio, a testimonianza di una diffusa e radicata emergenza povertà che non risparmia nessuno”.

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