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Leggi sulla caccia, Pastorino (Rete a Sinistra): “Ancora un testo in contrasto con la legislazione nazionale”

Dopo l'approvazione della riforma nelle scorse settimane, stamane in commissione ambiente e territorio si è discusso un nuovo testo riguardante le attività venatorie

Liguria. Leggi sulla caccia, seconda puntata: dopo l’approvazione della riforma nelle scorse settimane, stamane in commissione ambiente e territorio si è discusso un nuovo testo (un altro) riguardante le attività venatorie.

Le anticipazioni di Rete a Sinistra sulle criticità del provvedimento: «l’ennesima PdL sulla caccia, una vera e propria ossessione per il centrodestra; stavolta nel mirino della maggioranza c’è la legge regionale 29/1994. Anzitutto, da sottolineare che i cambiamenti apportati a questo provvedimento fissano un primato statistico in Italia: 233 modifiche dalla sua nascita, più di 10 all’anno.

Un vero e proprio “patchwork”, che a causa dei continui ritocchi finisce per essere in netto contrasto con la legislazione nazionale – dichiara il consigliere regionale di Gianni Pastorino – La nuova PdL avrebbe dovuto risolvere i motivi di impugnazione della legge regionale 29/2015, che interveniva sulla 29/1994, sollevati dal Governo dinnanzi alla Corte Costituzionale. Ma in realtà i problemi restano, perché il nuovo testo discusso stamattina interviene soltanto su 2 dei 4 rilievi effettuati dalla Consulta».

Per soddisfare le indicazioni arrivate da Roma bisognerebbe abrogare altri 2 articoli, il 92 e il 93 della legge 29/2015 (il collegato alla Legge di Stabilità 2016).

«L’articolo 92 riguarda la possibilità di “recuperare”, cioè abbattere, i cinghiali feriti anche nelle giornate di silenzio venatorio, negli ambiti protetti e al di fuori degli orari prestabiliti. Insomma: la norma per cui si può sparare sempre e ovunque – evidenzia Pastorino – L’articolo 93, invece, prevede piani di abbattimento e controllo della fauna selvatica anche in periodi di divieto venatorio, attuati illegittimamente non solo da squadre o da singoli cacciatori, ma anche da proprietari e affittuari dei terreni».

Ed ecco l’assurdo: «Dobbiamo rilevare che questi comportamenti siano sanzionati dalle leggi nazionali – ricorda Pastorino - Creando confusione non si fa un buon servizio ai cacciatori, perché il rischio è indurli a incorrere in un reato e nelle sue conseguenze penali».

Eppure in materia esistono già pronunciamenti della Corte Costituzionale. «Nel 2005, 2014 e 2015 è già intervenuta nei confronti del Friuli per provvedimenti analoghi; da qui non si sfugge. Quindi, con la prossima approvazione di questa legge ci apprestiamo a dare nuovo lavoro agli avvocati, a fronte di una giurisprudenza costituzionale conclamata – conclude Pastorino – Purtroppo in Liguria la caccia è diventata un veicolo del consenso elettorale, che non guarda in faccia né alle leggi italiane né alle prescrizioni della Consulta. Il problema è: chi paga? Chi ci mette i soldi per risolvere tutte queste forzature, sistematicamente censurate dalla Corte Costituzionale? Non ci dispiace far lavorare gli avvocati, ma che almeno lavorino per una buona ragione».

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