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Imperia una città tutt’altro che a misura di disabili, la denuncia di una mamma

"Con il 10% degli oneri di urbanizzazione quante barriere architettoniche potevano essere tolte? Quanti ascensori rimessi in funzione?"

Imperia. Promesse tante, ma passi concreti in avanti praticamente nessuno. Imperia è tutt’altro che una città a misura di disabili: barriere architettoniche rendono ancora più complicata la vita a chi è costretto a muoversi su una sedia a rotelle.

A denunciarlo è Michela Aloigi, la mamma di Matteo, che più volte si è schierata contro l’immobilismo dell’amministrazione comunale e che oggi ha riproposto una foto dell’ autunno passato. “A distanza di un anno non è cambiato niente, promesse tante ma in concreto, ad oggi, quando passeggio per Oneglia con Matteo ho delle grandi limitazioni per colpa delle barriere architettoniche. Per non parlare di Porto Maurizio che è blindato per chi ha problemi a deambulare”.

Michela Aloigi, ad Imperia dal 2008, ha vissuto per anni una battaglia contro queste limitazioni.  “Tante sono state le persone che si sono succedute in Comune ad amministrare la città. Chiunque ha perso la visione di ciò per cui è stato eletto. Tutti – è lo sfogo di mamma Michela – hanno contribuito in maniera determinante alle difficoltà dei disabili e delle loro famiglie. Ancora oggi mi chiedo dove siano finiti tutti i soldi che per diritto dovevano essere usati per l’abbattimento delle barriere architettoniche dove sono finiti? Come sono stati usati?. Siete tutti complici (destra, sinistra, centro) del nostro isolamento, delle nostre rinunce, della solitudine che spesso diventa disperazione e porta a gesti drastici. Non aver fatto il vostro dovere di giunta verso i disabili è paragonabile allo sciacallaggio, avete lucrato su chi soffre”.

Ancora Michela Aloigi “in 9 anni con il 10% degli oneri di urbanizzazione quante barriere architettoniche potevano essere tolte? Quanti ascensori rimessi in funzione? Quante spiagge con passerelle per le carrozzine? Noi a casa e loro belli e sereni a passeggio con le vostre famiglie. Anche a me piacerebbe , a tanti di noi piacerebbe! Ma voi, tutti voi che per anni vi siete susseguiti su quelle poltrone con promesse e grandi parole che continuate a fare, anche a me personalmente, per cercare di riprendere o non lasciare quelle poltrone vergognatevi. Ogni marciapiede rialzato, ogni posto inaccessibile, ogni parco senza giochi, ogni manifestazione in cui non possiamo andare, ogni autobus che non possiamo prendere, ogni giorno di solitudine per questo, ogni lacrima versata è colpa vostra e dell’ indifferenza di chi glielo ha permesso”.

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