Quantcast

Borghetto, cibo destinato ai poveri finito alla mensa dell’ospizio parroco condannato per truffa

L’incriminazione nasce dal fatto che alla casa di riposo di Borghetto si pagano rette assai alte e dunque le persone ospitate non andrebbero considerate povere

Imperia. Si è concluso con una condanna a 8 mesi di reclusione, la pena è stata sospesa, il processo che vedeva sul banco degli imputati don Ruggero Badiale, presidente della Residenza Opera Cuore Immacolata Di Maria di Borghetto d’Arroscia.

Doveva rispondere di truffa aggravata. Con lui era imputato anche Domenico D’Elia che invece il giudice Domenico Varalli ha deciso di assolvere per non aver commesso il fatto.  Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe fatto finire alla mensa dell’ospizio, derrate – formaggi, pasta e altro – donate dalla Onlus Fondazione Banco Alimentare di Genova e Imperia che avrebbero dovuto essere destinate ai poveri e non certo a una struttura dove gli ospiti pagano rette che vanno dai 1.300 ai 1.800 euro. Nell’inchiesta prima e nel processo poi ci è finito il vice presidente dell’ente, Domenico D’Elia, braccio destro di don Badiale.

L’incriminazione della Procura nasce dal fatto che alla casa di riposo di Borghetto si pagano rette assai alte e dunque le persone ospitate non andrebbero considerate povere e tantomeno beneficiarie delle donazioni della Onlus. L’inchiesta e il rinvio a giudizio che ne è conseguito (lo ha chiesto e ottenuto il pm Alessandro Bogliolo), erano nati dopo un’ispezione dei Nas e dalla denuncia di una dottoressa dell’Asl, con cui la struttura è convenzionata.