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Apprezzamenti su Garko, il Csm respinge la revoca dell’inchiesta al pm Bresci

Il Csm prima di giungere alle proprie conclusioni ha ascoltato tutte e due le parti in causa

Imperia. Post scritti sul suo profilo Facebook con apprezzamenti rivolti a Gabriel Garko avevano fatto finire nei guai un pm di Imperia. Per il sostituto procuratore della Repubblica Barbara Bresci era arrivata non una semplice ramanzina, ma addirittura una segnalazione disciplinare e la revoca dell’inchiesta sul caso della villetta esplosa a febbraio, durante il Festival di Sanremo.

Ma a distanza di mesi il Consiglio superiore della magistratura ha messo un punto fermo sulla vicenda dandole almeno in parte ragione, bocciando la revoca dell’indagine.

Sia pure motivata da “comprensibili preoccupazioni”, la sottrazione dell’inchiesta “non è conforme alle previsioni dell’ordinamento”, si legge nella delibera della Settima Commissione su cui il plenum si dovrà esprimere nella seduta di mercoledì prossimo. Sia perché non rientra “nei casi tassativi previsti dalla legge”, sia perché il comportamento del magistrato, “pur valutabile sotto il profilo della correttezza e del canone della riservatezza, non ha inciso in alcun modo sul concreto andamento” dell’inchiesta. Di qui l’invito al procuratore Giuseppa Geremia ad “adottare i provvedimenti conseguenti”.

La storia risale agli inizi di febbraio scorso. “E’ tanta roba pure acciaccato e in pigiama, da non sapere dove guardare”, aveva scritto tra l’altro la pm dopo aver sentito Garko, secondo i resoconti di alcuni quotidiani. Lo aveva fatto rispondendo alle domande incuriosite delle amiche, che le chiedevano se si era rifatta gli occhi e se aveva guardato il conduttore di Sanremo anche per loro. Messaggi che qualcuno aveva segnalato ai carabinieri, lamentandosi del comportamento del magistrato, che era finito così all’attenzione del procuratore che aveva definito “incompatibili con la riservatezza, la serenità e il distacco necessari al corretto svolgimento della funzione del pm”.

Il magistrato aveva contestato la decisione “adottata fuori dai casi previsti dalla legge”; e aveva spiegato che si era limitata a commentare l’avvenenza fisica dell’attore, senza rivelare in alcun modo il contenuto di atti di indagine. Tra l’altro i commenti erano stati scritti su un profilo Facebook chiuso. La Bresci aveva deciso di rivolgersi al Csm,che prima di giungere alle proprie conclusioni ha ascoltato tutte e due le parti in causa. 

Ai consiglieri il procuratore Geremia aveva ribadito che con quei messaggi Bresci aveva violato gli obblighi di equilibrio e riserbo. E di aver avocato l’inchiesta per evitare la compromissione dell’immagine dell’ufficio. Il Csm condivide che la credibilità del magistrato titolare di un’indagine e dell’intero ufficio sia un “bene assolutamente primario”, ma entrando nel merito spiega che non può essere tutelato con la revoca dell’assegnazione che l’ordinamento ammette solo in due casi tassativi, che in questo caso non ricorrono: quando un pm non si attiene alle disposizioni che gli ha dato il capo o sorge un contrasto sulle loro modalità di esercizio. I consiglieri non si esprimono invece sulla legittimità dei limiti della manifestazione del pensiero dei magistrati sui loro profili Facebook, rimandando la questione a una “separata, completa e più approfondita analisi”.