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Ventimiglia, città di confine teatro di protesta per “colpa” della Francia fotogallery

E' sotto il cavalcavia che uomini e donne hanno trovato un riparo temporaneo, in attesa di poter andare in Francia. Paese in cui manifestare, forse, avrebbe più senso

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Ventimiglia. Tutta “colpa” della Francia che ha chiuso le frontiere. I migranti devono passare per raggiungere le loro famiglie sparse per l’Europa e non possono farlo. Bloccati in Italia, contro il loro volere, fuggono dai controlli per evitare l’identificazione diventando clandestini.

Ventimiglia, manifestazione no border maggio 2016

Tutta “colpa” della Francia che non li lascia fermare o passare attraverso il proprio territorio. “Chiediamo pace e libertà”, scrivono su cartelli e striscioni, “No borders” (nessuna frontiera), “Freedom, libertà”. Ma la Francia non ci sente, le frontiere restano chiuse e allora si manifesta, ma in Italia.

In piazza della Libertà, davanti al palazzo comunale, un centinaio tra migranti e attivisti no borders ha dato vita ad un presidio contro la chiusura delle frontiere. Per dimostrare solidarietà alle persone in viaggio, sono arrivate anche una ventina di francesi dalla val Roja: “Non è giusto che queste persone siano obbligate a stare qua”, hanno dichiarato, “La Francia non rispetta le leggi europee”. La Francia, appunto.

Dopo un paio d’ore di presidio, durante il quale alcuni attivisti hanno pubblicamente denunciato le violenze che, a loro dire, avverrebbero all’interno del commissariato di Ventimiglia, migranti e non borders hanno creato una sorta di corteo sul lungoroja. Qui alcuni “solidali”, con indosso indumenti che richiamavano divise militari e nasi rossi da clown, hanno bloccato il traffico: automobilisti e scooteristi venivano fermati dagli agenti improvvisati che chiedevano loro i documenti. Una protesta inscenata per far capire agli italiani cosa si prova ad essere fermati e costretti a non proseguire il proprio viaggio.

La manifestazione si è poi conclusa in via Tenda, quando i migranti hanno raggiunto la tendopoli lungo il fiume Roja: è qui, sotto il cavalcavia, che uomini e donne hanno trovato un riparo temporaneo, in attesa di poter andare in Francia. Paese in cui manifestare, forse, avrebbe più senso.

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