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Morte del Vescovo Emerito Barabino, il ricordo di Mons. Suetta “Un’autentica immagine di Gesù”

"Era un uomo di grande lungimiranza e di grande sensibilità nei confronti delle tematiche di povertà sociali"

Ventimiglia. “Un sacerdote, un vescovo, che è stato un’autentica immagine di Gesù, buon pastore, capace di conoscere le sue pecore una per una, di accompagnarle con sacrificio e con grande dedizione. Sono contento di averlo conosciuto, sono contento di lavorare nella chiesa che è stata il suo ministero e sono ancor più contento di saperlo nostro protettore dal cielo”. E’ commosso Monsignor Antonio Suetta, vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, mentre tratteggia il ritratto di un uomo, Giacomo Barabino, che tanto ha fatto per la Chiesa. “L’ho conosciuto quando ero studente del seminario di genova e lui era vescovo ausiliare del cardine Giuseppe Siri”, ricorda Suetta, “Ne ho sempre sentito parlare come persona stimata, soprattuto per la sua semplicità e per la sua bontà”.

Qualità, queste, che molti fedeli hanno trovato in Barabino, nei tanti anni in cui è stato vescovo della diocesi di Ventimiglia – Sanremo. Il prelato era nato a Livellato di Ceranesi, Genova, il 2 aprile 1928. Una carriera fulminante la sua. Era stato ordinato presbitero il 29 giugno 1952 dall’allora arcivescovo Siri e poi nominato vescovo il 25 maggio 1974 da papa Paolo VI. Dal 7 dicembre 1988, quando Papa Giovanni Paolo II lo aveva nominato vescovo di Ventimiglia-San Remo, Barabino si era messo al servizio dei fedeli fin quando, nel 2004, aveva lasciato l’incarico per sopraggiunti limiti d’età. “Ho avuto molti contatti con lui quando era vescovo in questa diocesi”, ricorda Monsignor Suetta, “Perché è stato il periodo che io, da Imperia, mentre svolgevo l’incarico di cappellano in carcere avevo incominciato a collaborare alla costituzione della Cooperativa “Il Cammino” per l’inserimento lavorativo dei detenuti: Monsignor Barabino aveva creduto in questo progetto e lo aveva sostenuto molto concretamente. Ho avuto anche in questo caso conferma di questa sua bontà e disponibilità”.

“Era un uomo di grande lungimiranza e di grande sensibilità nei confronti delle tematiche di povertà sociali”, aggiunge il vescovo, “Mi sono infine trovato ad essere suo successore nella diocesi e purtroppo, da quando io ho incominciato il mio servizio qui, Monsignor Barabino non stava bene di salute e cominciava a perdere la memoria, la malattia lo rendeva molto fragile. Ho potuto sempre meno interagire con lui fino agli ultimi tempi, in cui lo abbiamo accompagnato nel declinare veloce delle sue condizioni di salute. Fino a ieri mattina quando sono stato a visitarlo poche ore prima che morisse”.

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