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Mancanza di autostima? L’attività fisica fra gli antidoti migliori

Dott.ssa Giulia Massucco: “Portare a termine un'impresa sportiva rappresenta un’iniezione di fiducia in sé stessi e nei propri mezzi”

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Come preannunciato nel precedente articolo all’interno di questo spazio, intendo occuparmi delle componenti mentali dell’attività fisica, ma non solo, come del resto suggerisce il nome di questa rubrica.

Prendendo in considerazione gli effetti benefici dello sport sulla psiche, ho accennato, nello scorso intervento, all’aumento dell’autostima. Occorre, però, che io faccia chiarezza su questo concetto, in ambito psicologico, in un’ottica terapeutica e, infine, al suo legame con l’attività sportiva.

La parola autostima deriva, etimologicamente, da “stima”, intesa come valutazione, ricerca del valore; quindi “sapersi valutare”, “sapersi pesare”, saper riconoscere il proprio valore. La stima personale è qualcosa di soggettivo, è un’approssimazione che soltanto noi siamo in grado di effettuare.

Il concetto di autostima (in inglese “self-esteem”) è stato coniato nel 1890 da William James, psicologo statunitense, che la definisce come il rapporto tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere. In base alla maggiore o minore distanza tra questi due termini proveremo frustrazione o soddisfazione. Per James l’alta autostima è legata alla capacità di realizzare le proprie aspettative, mentre la bassa autostima deriva dal fallimento degli obiettivi che ci eravamo prefissati. L’autostima si può modificare nel tempo, può essere determinata da eventi esterni, ed è legata alla propria storia ed alla percezione della stessa. La prima componente dell’autostima è la consapevolezza di sé, ossia una sufficiente consapevolezza dei propri processi interiori, delle dinamiche interpersonali ed intrapersonali, dei propri bisogni e dei propri desideri, sia espliciti che impliciti. Il secondo elemento, è il senso di responsabilità, la distinzione tra i risultati delle nostre azioni derivanti da noi stessi e quelli attribuibili a fattori esterni, fuori dal nostro controllo.

Mi preme sottolineare il concetto di percorso che porta alla formazione dell’autostima, che implica, da un lato, quanto sia importante l’ambiente di formazione dell’individuo per il raggiungimento di una buona valutazione di sé; dall’altro, quante siano le possibilità che la persona può utilizzare, nel corso della vita, al fine di modificare la propria immagine di sé, se l’integrità e la positività di quest’ultima è messa a repentaglio da eventi spiacevoli, dolorosi, che possono naturalmente intercorrere nell’esistenza di chiunque.

Per quanto riguarda l’ambiente familiare ed educativo in genere, ritengo importante che i messaggi trasmessi dalle figure di accudimento significative per il bambino, gli diano la possibilità di valutare le proprie capacità, competenze, abilità e caratteristiche personali in modo più possibile obiettivo ed autonomo rispetto al giudizio altrui. Ritengo che i messaggi debbano contenere un giusto equilibrio tra qualità e caratteristiche negative, sebbene queste ultime debbano essere introdotte gradatamente, calibrando la possibilità che il bambino possa comprendere ed accettare i propri limiti, ma soprattutto accompagnando tali messaggi con adeguati incoraggiamenti ed aiuti al fine di superare i medesimi, fornendo gli strumenti per poter compensare le mancanze “fisiologiche”, legate ad un’immaturità fisica o intellettiva; inoltre, trasmettendo gli opportuni mezzi valutativi per accettare quelle caratteristiche meno apprezzabili, ad esempio bilanciando i messaggi educativi con la sottolineatura delle qualità che potrebbero compensare i “difetti”.

In definitiva, ritengo che il non semplice compito dei genitori della società attuale, sia quello di aiutare i propri figli a costruire una positiva immagine di sé, con la quale intendo la costruzione di una valutazione obiettiva, realistica, che dia loro la possibilità di riconoscere le proprie doti personali, utilizzandole al meglio per poter condurre una vita soddisfacente e gratificante; ma, soprattutto, ritengo altrettanto importante che tale valutazione includa un riconoscimento obiettivo dei propri limiti, che non metta a repentaglio l’integrità (psichica) della persona, ma dia luogo ad una stima di sé complessivamente positiva.

La consapevolezza delle proprie qualità positive è fondamentale per poter affrontare le avversità e gli eventi spiacevoli, ma soprattutto per poter recuperare una buona valutazione di sé, che proprio questi stessi eventi possono mettere a repentaglio.

Mi sembra che la società di oggi esponga i genitori di fronte a due rischi: da un lato, la tendenza a tutelare i figli attraverso la trasmissione di messaggi positivi, ma irrealistici, il cui rischio collaterale è, ovviamente, l’incapacità di affrontare ogni possibile frustrazione; dall’altro, messaggi svalutanti che possono partire da una motivazione opposta, ossia l’erronea credenza che tali metodi educativi siano utili ad affrontare le avversità della vita. Una società carente di certezze, di punti di riferimento, e al tempo stessa piena di pericoli sempre nuovi, che provengono dalla rete, è la matrice comune di queste due opposte tendenze; così come comune è il senso di smarrimento e la difficoltà ad affrontare il compito educativo e la volontà di proteggere i propri figli da pericoli ed incertezze che la vita presenta.

Dato che il formarsi dell’autostima copre l’intero arco di vita della persona, è sempre possibile intervenire per cambiare l’effetto negativo di una bassa autostima negli ambiti sociali, lavorativi o sentimentali. La psicoterapia può aiutare la persona a sviluppare una più alta stima di sé, una maggiore fiducia nelle proprie capacità e una valutazione più realistica di sé e degli altri. Tramite i colloqui con lo psicoterapeuta si possono trovare dei modi differenti e più funzionali di organizzare l’esperienza di sé e degli altri, e sviluppare quell’insieme di capacità che sono alla base di una adeguata stima di sé.

Fondamentale è che tale percorso dia al paziente gli strumenti per migliorare la consapevolezza di sé, in modo da raggiungere o da recuperare una stima di sé che bilanci adeguatamente aspetti positivi e negativi, nonché in grado di distinguere ciò che dipende da sé, dall’uso delle proprie capacità e/o del proprio impegno, e ciò che invece è frutto degli eventi, di circostanze esterne non controllabili né modificabili dell’individuo (le persone con bassa autostima, infatti, tendono spesso ad attribuire esclusivamente a se stesse la causa di risultati negativi, mentre faticano a riconoscere il proprio merito, laddove i successi siano invece dipendenti da loro doti personali). Attraverso la realistica percezione delle proprie capacità, non più viste con le lenti distorte di una bassa autostima, la persona può così iniziare a sentirsi protagonista attiva nel determinare la propria vita.

Vorrei inoltre sottolineare come lo sport possa essere considerato un mezzo per migliorare l’autostima, come tutte le situazioni in cui ci diamo degli obbiettivi e con l’impegno e la determinazione li raggiungiamo.

Portare a termine un’impresa sportiva rappresenta un’iniezione di fiducia in sé stessi e nei propri mezzi ed è grazie a questo meccanismo che lo sport migliora la nostra autostima.

Un aumento della visione positiva di sé può scaturire da una molteplicità di situazioni, assolutamente diversificate a seconda delle caratteristiche personali del soggetto, della sua storia di vita e delle motivazioni che sostengono la scelta della pratica sportiva. Miglioramento della forma fisica; ripercussioni positive di quest’ultima sulla piacevolezza della propria immagine riflessa nello specchio; riscontro di un maggiore apprezzamento da parte degli altri; miglioramento delle molteplici abilità funzionali e strutturali connesse intrinsecamente alla disciplina sportiva specifica (forza, resistenza, velocità, ecc…); miglioramento della qualità della propria salute fisica e mentale; importanza e riconoscimento dell’essersi attribuito un valore tale da consentire a se stesso uno spazio ed un tempo in cui ci si dedica a sé, ci si prende cura e si “evade” dalle molteplici richieste e doveri sociali, connessi al proprio lavorativo e familiare, con conseguente beneficio in termini di riduzione dello stress e dell’ansia: sono solo alcuni dei molteplici effetti positivi che correlano, più o meno direttamente, l’attività fisica con l’aumento dell’autostima.

Per l’attività fisica vale la stessa modalità di funzionamento circolare dell’autostima, descritta per altre situazioni di vita: un atteggiamento mentale positivo consentirà di ottenere migliori risultati, significativi ed efficaci; quindi una buona autostima di partenza sarà motivante sia ad iniziare che a perseverare nell’attività sportiva. Tuttavia, anche un’autostima modesta, in partenza, con un conseguente inizio “sottotono”, può virare nella direzione di un aumento di autostima, a fronte dell’evidenza di miglioramenti nella prestazione e/o nelle caratteristiche funzionali ed estetiche che supportano e derivano dalla pratica sportiva.

Fondamentale, nel sostenere un atteggiamento fiducioso nelle proprie capacità e relativamente alle possibilità di miglioramento, è la competenza delle figure “guida”: allenatori, coach, personal trainer, di qualunque disciplina sportiva, devono fornire gli strumenti affinchè l’atleta sia in grado di auto valutarsi in modo obiettivo, mettendo in luce gli errori ed i limiti ai fini migliorativi e correttivi, ma altresì sottolineando le caratteristiche positive, con l’obiettivo di incoraggiare, incentivare, motivare.

Dott.sa Giulia Massucco, Psicologa Psicoterapeuta

giulia.massucco@libero.it

+39 340-1973708

La dottoressa Massucco riceve c/o studio P.za Eroi Sanremesi n 26, Sanrremo. Contatattare telefonicamente o via mail, per appuntamenti, o interrogativi e approfondimenti degli argomenti esposti

 

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