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Maltrattamenti alla moglie e un arsenale in panetteria. arriva la condanna definitiva per Rocco Penna foto

I fatti per i quali è stato colpito dall’ordinanza dell’A.G. risalgono al settembre 2009

Bordighera. Questa mattina i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Genova Rocco Penna, 46 enne, disoccupato, pregiudicato, residente nella Città delle Palme.

I fatti per i quali è stato colpito dall’ordinanza dell’A.G. risalgono al settembre 2009 quando la moglie aveva presentato una denuncia per maltrattamenti, durante i quali aveva subito lesioni personali ed era stata minacciata con un coltello. Proprio a seguito della denuncia, il 20 settembre 2009, era stato arrestato dai Carabinieri di Bordighera per aver detenuto illegalmente, nascoste nella panetteria di Borghetto San Nicolò, numerose armi con matricola abrasa.

L’uomo è stato condannato in via definitiva ad anni due di reclusione che dovrà scontare nella propria abitazione agli arresti domiciliari.

IL PROCESSO E LA SENTENZA DEL 2012

Il gup Laura Russo di Sanremo ha condannato, oggi, a 2 anni e 8 mesi di reclusione, nelle forme del rito abbreviato: Rocco Penna, 40 anni, il panettiere calabrese, originario di Seminara (Reggio Calabria), ma abitante a Vallebona, accusato di maltrattamenti in famiglia, per aver più volte picchiato e minacciato la moglie, di 37 anni. Proprio in seguito alla denuncia che la donna presentò, nel settembre del 2009, i carabinieri scoprirono un vero e proprio arsenale, che Penna aveva occultato tra i macchinari per impastare il pane e i sacchi di farina, nel forno di frazione Borghetto, a Bordighera. Per la detenzione delle armi venne condannato, il 10 marzo del 2010, a 3 anni di reclusione. Presente all’udienza anche il suo difensore, l’avvocato Bruno Di Giovanni. A suo carico numerosi episodi di violenza nei confronti della donna, che finì anche in ospedale.
Per quanto riguarda la armi.

Diversi i capi di imputazione a lui contestati, in particolare la detenzione di un fucile a canne mozze, con matricola abrasa. Al momento dell’irruzione, i militari sequestrarono: un fucile Beretta calibro 12; un fucile di fabbricazione francese calibro 12; un fucile a canne mozze senza marca e matricola; una carabina con silenziatore; una pistola con matricola abrasa; una canna per fucile modificata; due spade giapponesi modello ‘katana'; 2 sciabole; una decina di coltelli vari, tra cui una ‘pattada (tipico coltello sardo a serra manico); un centinaio di cartucce calibro 7,65; circa 400 munizioni calibro 22 e una settantina di cartucce calibro 12.

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