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L’operazione The Mall tra business, commissariamenti e ricorsi per stopparlo

Grandi business, che s'intrecciano con interessi politici, vengono raccontati oggi dal quotidiano La Repubblica

Sanremo. Retroscena, novità e anche motivi per imbarazzarsi, almeno per qualche testa che conta, nell’operazione “The Mall”, il grande outlet di  Valle Armea che agita il sonno di molti commercianti della città dei fiori. Sono 18 quelli del centro che temono un crollo degli affari dall’apertura del centro commerciale del lusso.

Grandi business, che s’intrecciano con interessi politici, vengono raccontati oggi dal quotidiano La Repubblica. Emerge allora di un  “commissariamento” in sordina della multinazionale del lusso Kering, ma anche di un ricorso al Tar dei commercianti di Sanremo, e quindi l’affidamento della pratica ad un ingegnere appena assunto che arriva proprio dalla Valdarno, che l’area territoriale dalla quale provengono gli ideatori dell’operazione The Mall nonché Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio Matteo, che in questa operazione è consulente.

Un passo indietro: la catena The Mall già ne possiede un outlet a Firenze e vuole aprirne un terzo in Puglia, ma ora c’è pure quello che si insedierà nella zona di Valle Armea, tra Sanremo e Arma di Taggia. Le prime due operazioni sono state avviate da un gruppo di imprenditori originari della Valdarno. La prima società proponente, Armea Immobiliare con sede a Imperia, era stata creata da Luigi Dagostino e Amedeo Moretti Cuseri. Il primo imprenditore che anche attraverso la moglie ha avuto rapporti societari con Tiziano Renzi e consorte, il secondo noto produttore di vini toscano. Con loro anche l’aretino Marcello Innocenti. La società era controllata da una holding anonima del Lussemburgo, Medel Investments.

Medel controlla anche la nuova Immobiliare Armea, che ha sede a Firenze e che ha amministratori nuovi. Si tratta, a partire dal presidente Remi Leonforte, di uomini del gruppo del francese Francois Henry Pinault, re mondiale del lusso, a capo di un impero che comprende, tra i tanti, marchi come Gucci e Yves St Laurent.

Secondo quanto scrive oggi Repubblica “è difficile capire se il rinnovo sia frutto di una semplice vendita di quote o se invece Kering abbia voluto tagliare i ponti con imprenditori legati anche a personaggi come Lorenzo Rosi, ex presidente di Banca Etruria. I cartelli del cantiere dove sorgerà l’outlet di valle Armea evidenziano però come quei legami con la Valdarno siano ancora stretti”.

L’impresa titolare dei lavori è la Nikila Invest di Dagostino mentre l’impresa esecutrice è la Coam di Andrea Bacci imprenditore di Scandicci, renziano di ferro, che ebbe incarichi nelle partecipate fiorentine quando Matteo era sindaco e che è stato socio del padre Tiziano. Quest’ultimo si presentò al sindaco di Sanremo Alberto Biancheri con al delegazione di imprenditori. Il suo incarico sarebbe quello di traghettare all’outlet il fondamentale flusso dei croceristi. Un altro toscano, anzi un altro valdarnese ha un ruolo importante nelle pratiche edilizie e riguardanti la realizzazione dell’outlet. Si chiama Mauro Badii e dopo essere stato a lungo capo dell’ufficio tecnico del comune di Figline Valdarno da novembre è, seppur con un contratto a tempo, dirigente del settore Territorio dei Lavori Pubblici del Comune di Sanremo. Appena arrivato gli è stato subito affidata la pratica più spinosa, quella dell’outlet.

A Sanremo c’è chi sorride e i commenti velenosi non mancano. Ma dall’ufficio del sindaco Biancheri la risposta è lapidaria: “Il 28 agosto 2015 è stato bandito un concorso pubblico per l’assunzione, con contratto a tempo pieno e determinato, di 2 dirigenti con requisiti tecnici. Al bando sono pervenute 54 domande. Al primo posto si è classificato Danilo Burastero, al secondo Mauro Badii. Date le specifiche competenze, a Burastero è stato affidato il ruolo di dirigente del Settore Lavori Pubblici, a Badii quello di dirigente del Settore Territorio”.

E i commercianti non restano certo a guardare. Hanno bussato al Tar proprio per frenare l’operazione. Si sono rivolti l’avocato Roberto Damonte per far valere le loro ragioni. Oltre a vari aspetti urbanistici, paesaggistici, ambientali, si fa perno soprattutto sulla mancanza di un parametro decisivo per poter dare il via all’operazione. Quel “rilevante interesse pubblico dell’operazione…mantenimento e potenziamento dell’attività produttiva” ravvisato dal Comune. Una “asserzione stereotipata, generica incoerente” secondo il ricorso che ipotizza, sulla base di ricerche di mercato “effetti depressivi notevolissimi su tutti gli esercizi commerciali sui quali si fonda l’economia cittadina”.

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