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Liceo “Colombo” e Liceo “Amoretti”: studenti a confronto sulla “Responsabilità della memoria”

Gli studenti hanno presentato le loro ricerche e riflessioni critiche sulle tematiche proposte durante gli incontri tenutisi nel corso dell’anno scolastico

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Sanremo. L’importanza della memoria, fra necessità e bisogno di ricordare. La Shoah, con tutte le sue molteplici implicazioni storiche e filosofiche, il problema del male e dei genocidi del XX secolo, con un approfondimento inedito su quello poco noto ma recente del Ruanda, sono stati i temi affrontati dal convegno che mercoledì 27 aprile, per il terzo anno consecutivo, ha concluso il progetto “La responsabilità della memoria”, organizzato “in rete” dai docenti del Liceo Scientifico delle Scienze applicate “C. Colombo” e del Liceo delle Scienze umane “C. Amoretti” di Sanremo.

Relatori di eccezione sono stati proprio gli alunni delle quarte e quinte del Liceo “Colombo”, che si sono alternati nell’Aula Magna con quelli delle ultime classi dell’“Amoretti” nel presentare le loro ricerche e riflessioni critiche sulle tematiche proposte durante gli incontri tenutisi nel corso dell’anno scolastico.

Il convegno è stato aperto alle 9:30 da un breve discorso del Dirigente Scolastico del Liceo “Colombo” prof. Sergio Ausenda che, in accordo con la prof.ssa Pramaggiore, Dirigente del Liceo “Amoretti”, ha sostenuto l’iniziativa. Subito dopo i docenti hanno presentato il programma dell’incontro, incoraggiando gli studenti e lasciando poi loro la parola.

L’argomento generale è stato distribuito in quattro sessioni: “La Shoah e la storia”, “Uomini e no”, “Uno sguardo dall’alto” e “Oltre la Shoah” Dalla negazione della memoria, tra revisionismo e negazionismo, alla ricerca delle radici storiche, religiose e culturali dell’odio contro un “popolo paria” e dell’evoluzione moderna dell’antigiudaismo in antisemitismo, gli interventi si sono poi orientati sul concetto di apolidia come privazione dei diritti di cittadinanza, subita dagli ebrei sotto il nazismo e, paradossalmente, anche da uno dei loro più celebri persecutori, Adolf Eichmann, fuggito dopo la guerra e apolide di fatto al momento della sua cattura in Argentina e del suo processo in Israele.

L’uomo Eichmann, simbolo della “banalità del male “ secondo Hannah Arendt, è stato al centro di un intervento che ha messo in relazione la sua cieca obbedienza alla logica dello sterminio con una distorta interpretazione dell’etica kantiana della devozione alla volontà dello Stato (fosse pure il Terzo Reich), che Eichmann, identificando con la propria, non poteva infrangere.

La seconda sessione, centrata sul tema della reificazione dell’individuo e sul persistere dell’umanità anche nelle situazioni più tragiche, si è valsa del contributo di esperienze personali dei ragazzi, come il viaggio d’istruzione ad Auschwitz, o la lettura di testimonianze dirette come quella di Marek Edelman in “C’era l’amore nel ghetto”.

Se Auschwitz costituisce l’emblema di disumanizzazione della vita e dei rapporti umani, indagati e descritti dagli studenti con dovizia di particolari tecnici e fotografie da loro stessi scattate nel campo, perfino in questo contesto non sono mancati esempi di carità e compassione straordinari, come quello del sacrificio di padre Massimiliano Kolbe, la cui storia è stata raccontata da un ragazzo di quarta liceo.

Gli interventi della terza sessione hanno affrontato lo stesso tema da una prospettiva più filosofica, legata alla necessità di spiegare quanto accaduto, ricordarlo e trasmetterlo, ponendo domande importanti: è la filosofia, la disciplina più adatta a questo compito, o l’arte, la poesia? È ancora possibile una teodicea, o anche Dio è stato ucciso ad Auschwitz? La dialettica hegeliana può essere utile nella selezione dei ricordi, perché l’umanità risorga dalle ceneri dei propri errori?

L’ultima sessione del convegno ha infine esteso la tematica della Shoah e dei crimini nazisti al confronto con un altro genocidio, quello recente ma spesso dimenticato avvenuto in Ruanda nel 1994: un gruppo di ragazzi del “Colombo” ne ha ripercorso gli eventi spiegando le cause storiche e culturali di un odio fra etnie creato dai colonizzatori europei, che nella crudeltà dei massacri, come nel coinvolgimento attivo delle masse, aizzate da mezzi moderni come la radio, e perfino nella simbologia lessicale adottata contro le vittime, è riuscito a superare gli orrori della Shoah.

Alla politica criminale del gangsterismo di Stato nazista è stata poi accostato, in un interessante parallelo che ha preso spunto dalle storiche osservazioni di Bertolt Brecht, l’anti-stato mafioso: culto del capo, eroicizzazione della violenza, tecniche dell’inganno e del raggiro, disprezzo e dileggio delle vittime, segretezza e omertà, sono le caratteristiche principali di un’analogia verificata sugli esempi di Totò Riina e Heinrich Himmler.

Gli ultimi interventi hanno cercato di far luce sulla posizione dei tedeschi di fronte all’emarginazione e alla persecuzione degli ebrei, condizionata dalla mancanza di informazioni, dalla paura o dalla complicità, come per la zia dell’autore del recente Le bestie di Reichnitz, incapace di opporsi ad una disumanità divenuta ordinaria abitudine.

Il convegno si è infine concluso con un originale collegamento fra le tragedie del Novecento e l’arte, tuttora in grado di farsi interprete del bisogno di ricordare e comunicare, con gli eventi del passato, le emozioni di chi ha visto e sofferto direttamente situazioni ed orrore che si vorrebbe che, in futuro, nessuno dovesse tornare ad affrontare.

I docenti che hanno coordinato l’evento, i proff. Elena Alonzo, Melina Caiazzo e Gildo Salerno per il Liceo “Colombo”, Mauro Ansaldi e Andrea Bellan per il Liceo “Amoretti”, hanno espresso la loro viva soddisfazione per i contributi dei ragazzi, nonché per l’attenta e corretta partecipazione dei loro compagni, lodando in particolar modo il coinvolgimento, il senso di responsabilità e le competenze che i relatori hanno saputo dimostrare nel realizzare i loro interventi.

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