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Doccia fredda per i dipendenti Rt, perdono la causa in tribunale sull’integrativo

Rigettato dal giudice del lavoro la richiesta del personale di azienda sul ricorso di urgenza

Imperia. Due pagine di sentenza arrivate come una doccia fredda. Portano la firma del giudice del lavoro del tribunale di Imperia Roberto De Martino. Da oggi un centinaio di dipendenti della Riviera Trasporti dovranno mettersi col cuore in pace perchè il loro ricorso è stato rigettato.

La riserva è stata sciolta e depositata in cancelleria dopo l’udienza dello scorso 5 aprile. Ed eccola la sentenza del giudice che ha gelato il sangue del personale Rt che sperava di poter far valere i propri diritti bussando alle porte della giustizia.  

Rilevato che i lavoratori istanti, nella presente sede incidentale, hanno richiesto l’emissione di un provvedimento giudiziale atipico finalizzato, in buona sostanza, a garantire loro la percezione degli importi che la controparte (l’azienda ndr) ha ritenuto di riconoscere in forza all’ipotesi di accordo intervenuta il 23 febbraio 2005; considerato però che l’efficacia di quest’ultimo atto risulta subordinata all’eventuale rinunzia alle domande e alle azioni proposte dai lavoratori nei confronti della Rt e che, del tutto pacificamente, tale rinunzia non è stata effettuata dai ricorrenti; rilevato anzi che questi ultimi hanno ritenuto di censurare il predetto accordo sotto il profilo della non vincolatività nei loro confronti, sia pure con limitato riguardo all’incremento ivi previsto dell’orario lavorativo, e che l’atto, per la sua struttura unitaria, non pare suscettibile di applicazione frazionata; ritenuto quindi che la probabile inefficacia dell’atto in questione induce ad escludere, all’esito di una valutazione sommaria, l’illegittimità della condotta recuperatoria posta in essere dalla Rt cosicché non è ravvisabile un idoneo fumus boni iuris circa la pretesa creditoria azionata dai lavoratori (una maggiorazione del salario ndr).

Il giudice ha anche ritenuto che: “lo stesso requisito del periculum in mora appare nella specie assolutamente sfumato, laddove i lavoratori, nonostante le decurtazioni subite, risultano comunque percepire una retribuzione sufficiente a garantire il soddisfacimento delle esigenze primarie di vita, cosicché il pregiudizio paventato pare privo del necessario carattere della irreparabilità, anche perché gli istanti si sono limitati a dedurre una riduzione del proprio trattamento retributivo, senza nulla però specificare in ordine alla loro complessa situazione finanziaria famigliare… rigetta il ricorso”.

 

 

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