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Diano Marina tra i 13 comuni sotto la lente di verifica della Commissione Antimafia

La relazione sulla trasparenza delle candidature e sull'efficacia dei controlli contro le infiltrazioni mafiose, ha posto in evidenza “i rischi che gli enti locali fossero usati come un varco per le mafie”

Diano Marina. Luci e ombre sulle elezioni amministrative 2016. Nonostante l’ultima ispezione dei commissari prefettizi ha dimostrato che a Diano Marina non c’è stata alcun tipo di infiltrazione mafiosa, la Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, dopo aver vagliato i curricula di oltre 3.200 candidati provenienti da Nord a Sud della Penisola, ha posto sotto la lente, quindi esclusivamente sotto verifica, anche la cittadina costiera ligure.

A darne notizia è il quotidiano “La Repubblica”, che scrive “in pochissimo tempo, da quando le liste elettorali dei candidati sono state depositate, la commissione antimafia ha esaminato tremila nomi”. La verifica ha portato lo scorso 27 aprile nella “relazione sulla trasparenza delle candidature e sull’efficacia dei controlli contro le infiltrazioni mafiose”, ha porre in evidenza i rischi che gli enti locali fossero usati come un varco per le mafie”.

Dei 1348 comuni al voto il prossimo 5 giugno, 13 è il numero di quelli posti sotto esame: in primis Roma e sempre nel Lazio Sant’Oreste e Morlupo; poi San Sostene e Badolato in provincia di Catanzaro; Joppolo e Ricadi in provincia di Vibo Valentia; Scalea in provincia di Cosenza e Platì in provincia di Reggio Calabria; Villa di Briano in provincia di Caserta; Battipaglia in provincia di Salerno e Finale Emilia in provincia di Modena. Più Diano Marina.

Come riporta anche “Il Giornale“:

Dopo lo screening la Bindi ha voluto lanciare un appello a tutti i partiti affinché si decidano a “prendere sul serio” la lotta alla malavita. “Se vogliamo estirpare la mafia, ci vogliono forze politiche chiare, che non fanno operazioni trasformistiche, ricostruendo la storia di alcune liste civiche si trovano candidati cacciati che si alleano con pezzi di avversari. In un comune, le tre famiglie di riferimento ndranghetista hanno piazzato i loro candidati ciascuna in una delle tre liste. Diano Marina potrebbe presentare un certo interesse da questo punto di vista, ma le mafie non hanno più confini, la provincia di Imperia è la sesta provincia calabrese“.

Tra i punti chiave della relazione:

la necessità di rendere più efficaci le norme sullo scioglimento dei comuni e di allungare i tempi delle commissioni elettorali affinché possano effettuare al meglio i controlli;

 

la lamentela circa l’assenza del casellario dei carichi pendenti nazionale e sottolineava l’importanza di mettere a sistema le banche dati esistenti e predisporre l’anagrafe unica dei candidati;

 

la proposta di di rafforzare lo strumento dell’autocertificazione dei candidati – ad esempio con l’obbligo di allegare anche il certificato penale – per rendere efficace il sistema dell’autoregolamentazione.

Al documento sono seguite proposte al governo per migliorare i controlli, anche in relazione ai requisiti previsti dalla legge Severino.

Dall’analisi delle liste sono stati inoltre individuati 14 canditi definiti “impresentabili” (7 a Battipaglia, 5 a Roma; 2 in Calabria), tutti provenienti dalle liste civiche.

 

 

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