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Dalla scelta sbagliata alla seconda possibilità: la storia delle ragazze-madri dell’Istituto “Padre Semeria”

Possiamo pentirci di tutto, rammaricarci di un matrimonio, di una relazione, perfino di un tatuaggio, ma non di aver messo al mondo un figlio

Sanremo. Possiamo pentirci di tutto, rammaricarci di un matrimonio, di una relazione, perfino di un tatuaggio, ma non di aver messo al mondo un figlio. Anzi, talvolta diventare madre significa proprio virare la direzione di una scelta sbagliata verso una seconda possibilità.

E’ il caso delle ragazze-madri dell’Istituto “Padre Giovanni Semeria” di Coldirodi. Donne di vent’anni che per ragioni di sicurezza e riservatezza, essendo accolte su segnalazione dei Servizi Sociali e del Tribunale dei Minori, non possono né essere fotografate né raccontarsi direttamente ai media.

Contribuisce così a questo “speciale per la festa della mamma” il discorso diretto della Direttrice dell’Istituto, la Dott.ssa Silvia Madaro.

Attualmente nella nostra comunità – spiega la Direttrice – ospitiamo due ragazze-madri. Una italiana e l’altra straniera, entrambe di venticinque anni, entrambe sole e con un bimbo/a in età pre-scolare a carico. Due donne aventi alle spalle un percorso difficile, qui approdate dietro intervento dei Servizi Sociali. Mamme che private o impossibilitate di quei mezzi necessari per svolgere il loro diritto di essere madre, abbisognano di un supporto educativo, economico, psicologico per poter crescere il proprio figlio/a e che noi, sull’esempio della nostra cara e scomparsa Madre Superiore Elvira, ci impegniamo a dare.

La Dott.ssa Madaro con l’aiuto di educatori, psicologi e soprattutto delle Suore del Preziosissimo Sangue (non a caso chiamate le “Preziosine”), si occupano infatti della tutela sociale della maternità; si prodigano al fine di promuovere, assistere e ricostruire quella relazione madre-figlio che è stata compromessa o ha rischiato di esserlo.

Attraverso un progetto di accoglienza residenziale – continua la Direttrice –, la comunità con i suoi operatori affianca le giovani madri in un percorso di responsabilizzazione e di acquisizione di quell’autonomia e quell’autostima personale che è stata loro sottratta tanto da circostanze avverse quanto da scelte individuali sbagliate. Queste donne si sono presentate completamente sfiduciate, prive di ogni sicurezza in loro stesse, del tutto annientate. Schiave del vissuto erano diffidenti a ogni forma di aiuto e quindi di amore. Ma qualunque possa essere il suo passato, perché una donna, una madre deve privarsi della “seconda possibilità”?

Una “seconda possibilità” che le mamme dell’Istituto “Padre Semeria” riconquistano grazie a un cammino studiato ad hoc e volto a favorire, senza sensi di colpa e disagi psico-sociali, la nascita di una nuova consapevolezza: quella di loro stesse e di quel gran dono che la vita ha fatto loro, il figlio.

Il nostro scopo principale – specifica la Direttrice – è che la creatura non resti vittima di scelte sbagliate, che non venga rifiutata o abbandonata. Cerchiamo di salvare il rapporto madre-bambino anche mediante uno spazio protetto e indipendente nel quale la giovane può sentirsi libera di esprimersi e di sperimentarsi nel ruolo genitoriale. Un appartamento a sé stante dotato di cucina abitabile dove la mamma può imparare a provvedere al proprio bambino. Inoltre diamo a tutte la possibilità di crescere, maturare, responsabilizzarsi. Accogliendo il figlio nella nostra scuola infatti, loro hanno il tempo necessario per seguire corsi formativi, proseguire gli studi o cercare un lavoro.

Durante la loro permanenza nella struttura, ovvero fino a quando non sopraggiunge il richiamo degli enti sociali-giudiziari, le giovani mamme sono spesate di tutto. E’ l’Istituto a farsi carico di ogni incombenza, dalla spesa alimentare a quella sanitaria piuttosto che a quelle generiche come l’abbigliamento. Le mamme poi acquisiscono un budget settimanale la cui gestione, insieme a quanto illustrato dalla Dott.ssa Madaro, è indispensabile a condurle coscientemente in una nuova fase della loro vita; semplicemente, come conclude anche la Direttrice, “alla loro rinascita“.

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