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Come regolare il futuro rapporto matrimoniale? L’esperto risponde

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Buongiorno,

io e il mio futuro marito vorremmo regolare in modo anticipato i nostri futuri rapporti, anche economici, nel caso il nostro matrimonio finisse.

Non sappiamo se questo sia possibile e vorremmo da lei alcuni chiarimenti in proposito.

Grazie.

Gentile signora,

la questione che mi prospetta é, ad oggi, una situazione piuttosto complessa che richiede, al fine di fornirLe una risposta, la preventiva analisi dei c.d. patti prematrimoniali (prenuptial agreement).

Tali patti consistono in accordi che vengono stipulati tra i futuri sposi, in relazione alla gestione del matrimonio ed alla sua eventuale fine.

Della questione ho già avuto modo di trattare, in diversa prospettiva, in altro parere in cui l’oggetto del patto era costituito da un accordo di natura prettamente restitutoria rispetto a lavori eseguiti su un immobile di proprietà di un coniuge, in caso di successiva separazione.

Diversamente da allora, l’oggetto della sua richiesta é costituito da obbligazioni che i coniugi assumono in una scrittura privata, al fine di disciplinare la loro vita coniugale e l’eventuale fallimento della stessa.

Occorre dire che tali tipologie di accordi sono molto frequenti in paesi di estrazione anglosassone, mentre in paesi di civil law, come il nostro, vi sono molte perplessità in ordine alla loro introduzione.

Tale circostanza é riscontrabile principalmente nel nostro paese, ove per tradizione l’ordinamento giuridico ha considerato i patti prematrimoniali come nulli in origine, giacché non é possibile disporre di diritti che sorgeranno successivamente con l’eventuale richiesta di separazione e/o divorzio.

Il riferimento é relativo, ad esempio, all’indisponibilità del diritto di mantenimento.

Renderlo disponibile comporterebbe che il coniuge, più debole economicamente, rinunci in via preventiva ai suoi legittimi diritti.

In altri termini, nemmeno il diritto all’assegno di divorzio potrebbe essere oggetto di pattuizioni a priori, così come altri diritti parimenti indisponibili, rendendo possibile ciò, solo ed e esclusivamente, in una apposita procedura nanti il tribunale competente, che deve esercitare il controllo sulle decisioni prese congiuntamente dalle parti.

Appare, quindi, del tutto inutile che le parti si adoperino, preventivamente al matrimonio, per stabilire un’eventuale importo da versarsi in caso di divorzio oppure stabiliscano il nominativo del soggetto assegnatario della casa coniugale per il periodo successivo alla sentenza di divorzio, in quanto sarà compito del tribunale accertare ed eventualmente dichiarare la nullità dell’accordo, sin dal giorno della sua stipulazione, applicando in via esclusiva, quanto previsto da apposita normativa.

Ciò é tanto più vero, ove di consideri che il legislatore all’art. 160 c.c. ha sancito che gli sposi non possono derogare ai diritti e doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio, richiamando espressamente gli articoli del codice civile, relativi ai doveri di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e della coabitazione ( mi riferisco agli artt.li 143, 147 e 148 c.c.).

Ma v’è di più.

Non si può poi dimenticare che, dal punto di vista processuale, una convenzione avente ad oggetto la compressione di questi diritti, comporterebbe la limitazione della libertà processuale delle parti e la rinuncia ad un diritto futuro, con la conseguenza che la causa dell’accordo sarebbe necessariamente illecita.

Nulla pare essere cambiato, neppure ove si prenda in considerazione la Sentenza della Corte di Cassazione n.23173/2012.

La Cassazione, in quel caso particolare, ebbe a pronunciarsi in merito alla validità e limiti degli accordi prematrimoniali.

Il caso da cui si giunse a questo pronunciamento aveva ad oggetto un accordo stipulato da una coppia, prima della celebrazione del matrimonio, con la quale la futura moglie si impegnava, in caso di separazione e divorzio, a trasferire al futuro ex coniuge la proprietà di un immobile.

Ciò, però, in relazione a spese sostenute dal marito, in merito alla ristrutturazione del predetto immobile.

Tale circostanza ha consentito alla Corte di Cassazione di dichiarare valido il predetto accordo, per la sua particolarità specifica, senza togliere i paletti previsti dall’art. 160 c.c..

Diversa cosa sarebbe stata, precisa la Corte, se la fine del matrimonio fosse stata la causa genetica dell’accordo, poiché in tal caso, lo stesso risulterebbe essere una sorta di sanzione dissuasiva, volta a condizionare la libertà decisionale degli sposi, anche in ordine all’assunzione di iniziative tendenti allo scioglimento del vincolo coniugale, con la conseguente nullità dello stesso.

Ciò anche in prospettiva di una maggior tutela del coniuge più debole economicamente.

La tutela riguarda, però, accordi intercorsi prima del matrimonio e non certamente prima della separazione o divorzio, atteso che, in tali casi sussiste un preventivo vaglio del tribunale.

Nonostante questo stato di cose, ad oggi, tuttavia, pare che qualcosa si stia muovendo, in ordine a una nuova disciplina ad hoc, che renda lecito ciò che sino ad ora é ancora non lecito.

Più precisamente, ad opera del Consiglio Nazionale del Notariato, é stata presentata apposita proposta di legge avente ad oggetto l’art. 162 c.c. e la sua estensione.

Attualmente nel nostro ordinamento è consentito ai coniugi di regolamentare convenzionalmente il loro regime patrimoniale, attraverso il disposto dell’art. 162 codice civile, scegliendo tra comunione legale o separazione dei beni.

La proposta di cui si discuterà successivamente alla votazione riguardante le unioni civili, ha come scopo quella di ampliare il contenuto delle convenzioni di cui all’art. 162 c.c., riconoscendo ai coniugi la possibilità di disciplinare, in qualsiasi momento, anche prima di contrarre il matrimonio, i loro rapporti patrimoniali anche nell’ottica di un’eventuale separazione personale ovvero di un eventuale divorzio.

Attraverso le convenzioni in questione sarebbe, pertanto, consentito ai coniugi la gestione anticipata e consensuale dei loro rapporti patrimoniali, evitando così che la negoziazione di essi sia rinviata ad un momento successivo, in cui il matrimonio è entrato già in crisi.

Per il perseguimento di tali finalità, la proposta prevede di aggiungere nel codice civile dopo l’art. 162 c.c. un successivo articolo 162- bis ammettendo, quindi, che i coniugi possano disciplinare, preventivamente ed in vista di una futura separazione, tutti i loro rapporti.

Circa la forma della predetta convenzione, da intendersi implicitamente come forma di tutela, viene indicato come necessario l’atto pubblico redatto da notaio, alla presenza di due testimoni.

La medesima forma è richiesta per le modifiche o lo scioglimento della convenzione.

Occorre precisare, però, che il contenuto delle convenzioni in parola si limiterebbe a regolamentare i rapporti patrimoniali dei coniugi, in seguito ad un eventuale separazione o scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili del matrimonio, senza incidere su tutti i diritti e gli obblighi inderogabili che derivano dal matrimonio.

Si tratterebbe, quindi, di una deroga parziale, visto che il complesso della norma proposta va adattata agli altri principi del nostro ordinamento, salvaguardando al tempo stesso il diritto di determinazione delle persone.

Si pensi, per esempio, al patto con il quale- in sede di cessazione del matrimonio – un coniuge (ex) attribuisca all’altro una somma di denaro periodica o una somma di denaro una tantum ovvero dei diritti reali su beni immobili con il vincolo di destinarne i proventi al mantenimento dell’altro coniuge o al mantenimento della prole sino al raggiungimento dell’autosufficienza economica della stessa.

Altro esempio è il patto che prevederebbe la rinuncia di un futuro coniuge al mantenimento dell’altro, salvo il diritto agli alimenti.

Ciò che la proposta di legge in parola vuole attuare non é certo favorire lo scioglimento del matrimonio, ma semmai di mantenere un rapporto di solidarietà e di reciproco sostegno, anche in un momento più critico della patologia del matrimonio.

Cosa diversa, invece le convenzioni riguardanti figli minori o non economicamente autosufficienti, per le quali pare si voglia mantenere una previa autorizzazione da parte del Tribunale.

Per concludere, in merito all’esperibilità di un apposito patto pre-matrimoniale tra coniugi, ciò che Le consiglio é attendere l’effettiva emanazione della nuova normativa, atteso che, in oggi, lo stesso non é permesso, salvo casi particolarissimi e, comunque, diversi per contenuto rispetto a quelli che all’estero sono ben conosciuti.

Cordiali saluti.

Abogado Fonte Luca

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