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Centro migranti sparito, ma ora a Ventimiglia si rivedono i passeur

Si fanno affari d'oro con gli extracomunitari che sognano di passare oltre il confine

Ventimiglia. E’ il classico gioco delle scatole cinesi. Risolto un problema eccone un altro. Con il Centro per migranti chiuso a Ventimiglia per decisione del Viminale, ecco che a ponente sono ricomparsi i passeur. I “no borders” giurano di averli visti. Ed è facile credere loro.

Soggetti poco raccomandabili si vedono nei pressi della stazione ferroviaria, quindi nei bar della città di confine. Hanno iniziato la caccia al migrante.
Uno straniero che vuole superare il valico è una bella fonte di guadagno, rischio di vedersi infilare le manette ai polsi incluso. E di passeur le forze dell’ordine ne continuano ad arrestare. Come quel pachistano che, solo qualche settimana fa, si era fatto pagare mille euro da tre connazionali per espatriare per poi sbagliare il camion. Li stava trasportando nella direzione opposta. Fermato dalla polizia è stato arrestato e i tre espulsi dall’Italia.

Storie di confine, storie di sofferenza. Qualche giorno fa al confine sono arrivati in treno tre ragazzi, tutti eritrei. Avevano una loro missione personale da compiere: raggiungere i genitori a Parigi, almeno così raccontano in un inglese incerto al cronista di Riviera 24 mentre li trovi sul treno. Il francese non lo conosce nessuno di loro e l’italiano non hanno avuto il tempo di impararlo, dopo la sbarco a Lampedusa. “Eravamo a Ventimiglia – racconta uno di loro- ci hanno fermati e il viaggio è finito miseramente. Stiamo andando a Genova. Un nostro connazionale ci ha raccontato che c’è un tunisino bravo a sbrigare le pratiche di espatrio. Ma bisogna pagare e anche tanto. A proposito: stiamo facendo una raccolta sul treno. Ci puoi aiutare?”.

Con il Centro migranti di Ventimiglia chiuso ora è iniziata un altro fenomeno: il pendolarismo tra il ponente e Genova e ritorno. Stranieri che hanno i volti scavati e che portano i segni della sofferenza dopo essere scampati alla morte per le guerre nei loro paesi. Tutti hanno un obiettivo comune: passare il confine, per proseguire in Francia il lungo viaggio verso la speranza di un futuro migliore. Eritrei, ma anche somali e siriani sono in Riviera tentano il viaggio verso la libertà. E quando i respingimenti diventano tanti, troppi da sopportare, qualcuno si affida ai “passeur”.

Gente senza scrupoli, soprattutto extracomunitari, che fa affari sulla pelle dei disperati. Li carica su un’auto o su un furgone con la promessa di portarli al di là del confine. Se va bene il più è fatto, ma se va male i passeggeri tornano al punto di partenza “schedati” e gli autisti finiscono in galera. I migranti cercano passaggi in auto e qualcuno sa come trovarli. Non vanno certo dai taxisti, che si rifiutano di prenderli a bordo anche soltanto per brevi tratti di avvicinamento.

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