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Bordighera, la città dei negozi sfitti: desolazione in pieno centro fotogallery

Ma gli affitti sono davvero così cari? I commercianti a gran voce rispondono di sì, ma in realtà i problemi sono altri

Bordighera. Saracinesche abbassate, fogli di giornale, carta da pacchi. E un cartello: affittasi. Nella Città delle Palme passeggiare è diventato quasi desolante: ogni vetrina addobbata, ce ne sono almeno due chiuse. A tirare giù le serrante in questi anni, una dopo l’altra, sono state attività molto diverse tra loro: non ha resistito la pizza al taglio, la galleria d’arte, svariati negozi di abbigliamento e pure i cinesi. Anche i commercianti d’Oriente che aprono ovunque, qui, a Bordighera, chiudono.

Se si chiede a chi il commerciante lo fa di mestiere o ai gestori di bar e ristoranti, l’equazione è semplice: gli affitti sono cari ergo i locali restano sfitti. Ma è davvero così? Se in un certo senso la risposta è affermativa (ci sono numerose attività che il canone mensile lo pagano salato), nell’altro non è sufficiente a spiegare un problema, ormai, molto più complesso.

E’ la titolare di un’agenzia immobiliare a spiegare che in realtà, a differenza di quanto si possa pensare, gli affitti sono scesi. E di tanto anche. “Molti proprietari sono andati incontro alle esigenze degli affittuari”, dice, “Tanto che si può parlare di un abbattimento medio degli affitti del 40%.

Così come il mercato immobiliare ha conosciuto una crisi che ha portato i prezzi delle case in vendita ad abbassarsi in modo significativo, anche gli affitti dei locali commerciali sono diminuiti di parecchio.

“Il problema non è tanto pagare l’affitto”, spiega, “Quando non si incassa niente anche 200 euro a fine mese sono tante”. Il fatto che Bordighera, oggi, non sia una città attraente dal punto di vista commerciale è forse il principale deterrente per chi volesse aprire un’attività. E’ vero anche, però, che senza negozi la città è destinata ad andare incontro ad una morte certa e che, se i locali continuano a restare sfitti, il numero di serrande chiuse è destinato ad aumentare.

Secondo gli esperti del settore, le concause che hanno portato le strade del centro cittadino a trasformarsi in una sorta di cimitero, sono ben altre rispetto al caro affitti – anche se, gli sfortunati commercianti che hanno stipulato un contratto anni fa, oggi faticano e non poco per pagare cifre ben superiori ai prezzi dell’attuale mercato.

Crisi economica a parte, innanzitutto è diventato sempre più difficile individuare la tipologia merceologica sulla quale valga la pena investire. Perché d’investimento si parla, quando si sceglie di arredare un locale e quando si acquista quella minima quantità di merce da esporre. Quanto può costare aprire un negozio? Dipende dalla merce che si vende ma, di certo, non poco: diversi siti specializzati parlano di un investimento iniziale di almeno 20mila euro.

Supponendo di disporre di questo importo, bisogna poi essere in grado di garantire una certa situazione di solvibilità, quando non è richiesta una fideiussione bancaria, ovvero una garanzia che sarà la banca a decidere se concedere o meno.

Pur possedendo tutti i requisiti, i futuri negozianti si scontrerebbero con una situazione che i loro colleghi, ad oggi, definiscono grigia: “Troppi mercatini stanno rovinando il commercio”. Questo il leit motiv di una categoria che, da mesi, denuncia una mancanza di attenzione nei suoi confronti. “Già la domanda è poca, già ci sono i supermercati, già la gente compra tutto online… ci mancano solo tutti questi mercatini a darci l’ultima, definitiva, zappa sui piedi”.

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