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Bordighera, addio per sempre alla rotonda di Sant’Ampelio?

Cosa comporta davvero l'ultimo diktat imposto dalla Soprintendenza: l'ipotesi più accreditata è che i lavori si blocchino a metà

Bordighera. Lo avevamo scritto e pubblicato lo scorso 29 dicembre: per realizzare la nuova rotonda è necessario sbancare il capo di Sant’Ampelio e portar via, per sempre, un segno tangibile, seppur nascosto, caratterizzante la città.

Oltre all’aspetto affettivo, che potrebbe essere visto come il vagheggiare inutile ed improduttivo ispirato ad un ideale romantico di appartenenza al luogo, non si può non porre l’attenzione su quello che invece è il pericolo, gravissimo e del tutto plausibile, che rischia di far saltare completamente la realizzazione della struttura.

Bordighera non solo senza il capo Ampelio, dunque. Ma senza più il belvedere tanto amato dai cittadini. Perché?
Nonostante a Palazzo Garnier sia stata accolta, in modo del tutto positivo, la relazione sopraggiunta dalla Soprintendenza, leggendo tra le righe del documento ci si rende conto che qualcosa non quadra.
A rendere noto il contenuto del documento pervenuto da Genova, era stato lo stesso Sindaco Giacomo Pallanca: “E’ imposta la presenza di un archeologo durante i lavori di scavo”, aveva dichiarato agli organi di stampa.
La rotonda in sé, con la sua struttura in cemento ritenuta non assoggettabile ad alcun tipo di vincolo monumentale, verrà demolita come previsto. Dopodiché la ditta vincitrice della gara d’appalto (le buste contenenti le offerte dovrebbero essere aperte la prossima settimana) dovrà procedere in modo molto diverso rispetto a quanto si sarebbe aspettata di fare.

Se prima si sapeva che avrebbe potuto andarci di benna e trivella, secondo l’ultimo diktat imposto dalla Soprintendenza, la ditta dovrà seguire la metodologia dello scavo archeologico assistito. Questo comporta, in primis, la presenza di un archeologo, nominato dalla Soprintendenza stessa, per tutte le ore di lavoro e, in secondo luogo, l’utilizzo di tecniche di scavo molto differenti dal punto di vista di metodologia e tempistica, rispetto a quelle di uno sbancamento non assistito.

I costi lievitano. I tempi si allungano. Come la prenderanno i vincitori della gara d’appalto? Sono disposti a spendere molto di più del dovuto? Il problema alla base è che nessuna della cinquantina di ditte che ha partecipato alla gara aveva messo in conto la possibilità di dover pagare di tasca propria un archeologo e di essere obbligata ad operare in modo totalmente diverso rispetto a quello previsto dallo sbancamento. Naturalmente, si tratterà di una variante a totale onere della proprietà, ovvero il Comune. Data la portata del maggior costo (in base al prezzario delle opere edili, lo scavo archeologico costa praticamente il triplo di quello normale) la variante dovrebbe essere comunicata ad integrazione del bando, al fine di consentire l’aggiornamento delle offerte delle ditte, anche per evitare contenziosi e maggiori costi durante i lavori.

Se già questo non bastasse per mettere in allarme cittadini e amministratori, bisogna considerare un secondo fattore: il tempo. Palazzo Garnier potrà finanziare i lavori di demolizione e ricostruzione della rotonda solo se questi si concluderanno a fine 2016. Ma la la necessità di concedere il tempo per l’aggiornamento delle offerte al nuovo capitolato degli scavi, e la lentezza di uno scavo con metodologia archeologica assistita non lo rende assolutamente possibile. Se il Governo Renzi, come sembra, non consentirà l’apertura di altri spazi finanziari, Bordighera si ritroverà con una rotonda demolita e mai più ricostruita. Un cantiere all’aria aperta e un’opera incompiuta come tante altre in Italia, ma nel luogo più amato della città.

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