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Unioni civili, il sindaco Chiappori è categorico: “Non celebrerò alcun matrimonio”

Ma la legge parla chiaro: chi è contrario rischia il reato di omissione o rifiuto di atti d'ufficio così come previsto dall'art. 328 del codice penale

Diano Marina. “Non celebrerò queste unioni perché non sono d’accordo, ma in comune lo farà qualcun altro”.  E’ categorico il sindaco di Diano Marina Giacomo Chiappori fedele al leader nazionale Matteo Salvini che, nei giorni scorsi, aveva lanciato un appello alla “disobbedienza”.”E’ una legge sbagliata, anticamera delle adozioni gay”, aveva tuonato Salvini per poi correggere il tiro: “Quello alla “disobbedienza” ai sindaci per le unioni civili è un invito, io non costringo nessuno a fare niente”.

Il timore politico di Chiappori, uno dei pilastri della nascita del movimento del Carroccio in Liguria è che “dal concetto di famiglia si passi a quello di matrimonio e poi alle adozioni”. Vero anche che nulla di tutto ciò però è stato inserito nella legge appena approvata. “Ma dobbiamo tenere gli occhi aperti: quando si apre una porta è difficile richiuderla. E poi, senta, il problema è che le unioni civili permetteranno di avere la pensione di reversibilità del partner, e come farà l’Inps a reggere”. Timori che sono più forti dei diritti.

Nella vicina Alassio, il collega Enzo Canepa, invece, lascia libertà d’azione. “Quella delle unioni civili è un’arma a doppio taglio. Lascerò libera scelta a chi deciderà di celebrarle o meno”. Ci sono comunque amministratori nell’Imperiese, sopratuttto quelli più vicini al pensiero della Lega, che sostengono come questa legge sia una forzatura e anche sbagliata. “Ma va applicata”.

Nonostante le dichiarazioni politiche, comunque, non si scherza. Nessun sindaco, infatti, potrà sottrarsi alla richiesta di celebrare l’unione, appellandosi alla cosiddetta “obiezione di coscienza” che la legge Cirinnà né altre leggi in tale materia prevedono. “Celebrare il rito civile, previsto per le coppie dello stesso sesso, è un vero e proprio obbligo di legge che ogni sindaco dovrà rispettare, potendo semmai soltanto delegare tale compito ad altri ufficiali, come dispone l’ordinamento. In caso contrario, il sindaco potrebbe finire sotto processo per il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio così come previsto dall’art. 328 del codice penale”, ricordano gli esperti dello Studio Cataldi che ricordano che “con le disposizioni appena approvate, che applicano per analogia alle nuove formazioni la maggior parte delle norme del codice civile dedicate al matrimonio, il rifiuto di celebrare un’unione civile tra due partner dello stesso sesso, equivarrebbe esattamente al rifiuto di celebrare il rito matrimoniale civile, con tutte le conseguenze del caso”.

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