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Ventimiglia, senza lavoro, separata e con 4 figli: “Ridatemi la mia dignità”

Patrizia P. racconta la sua storia. L'Assessore Vera Nesci: "Facciamo il possibile per lei e per tante persone in difficoltà"

Ventimiglia. Trecento euro al mese per tirare a campare. Quattro figli. Uno sfratto imminente e sulle spalle debiti che sembrano non finire mai: la signora Patrizia P. lancia un appello: “Ridatemi la mia dignità”.

Da due anni la donna, 47enne residente nella città di confine, vive in una situazione di profondo disagio. “So che ci sono tante altre persone nella mia situazione”, dichiara, “Ma ora basta, non ce la faccio più: non mi fermerò qui”.
“Avevo un locale grazie al quale sono sempre riuscita a mantenere i miei figli”, racconta la donna, separata dal marito, “Ma tutto è andato a rotoli quando l’ho dato in gestione”. Affitto mai pagato, debiti che si accumulavano e diversi problemi tra cui, non ultima, la chiusura del locale stesso per un giro di spaccio scoperto al suo interno.

Dato che da mesi l’affitto della sala da giochi con annesso bar non le veniva più versato, la donna ha provato a riprendere in mano la gestione, senza però riuscirci. La sua volontà, però, non è riuscita a far nulla contro l’inesorabile declino del locale, continuando così ad accumulare debiti.

“E così mi ritrovo, a 47 anni e con quattro figli, di cui tre minorenni, a tirare a campare con una borsa lavoro del Comune di 300 euro al mese. Non posso pagare l’affitto e nemmeno le bollette: secondo voi, con questa cifra, si può vivere?”.

“Conosciamo bene il caso della signora Patrizia”, dichiara lAssessore Vera Nesci, “E la seguiamo attraverso i servizi sociali. Ha partecipato ad un bando comunale grazie al quale siamo riusciti a pagarle la morosità relativa al 2015 e le abbiamo assegnato una borsa lavoro”. “Ci stiamo attivando”, ha aggiunto l’Assessore, “Per darle la possibilità di restare nell’abitazione in cui si trova, magari con un canone agevolato, oppure per trovarle un’altra sistemazione”.

Ma Patrizia P. non riesce più ad aspettare i tempi burocratici: “Ho lo sfratto”, dice, “Il 15 aprile dovrei uscire di casa. Gli uffici comunali sono riusciti a pagarmi la morosità dello scorso anno, ma se non ho un lavoro che mi permetta di mantenere la mia famiglia, avrebbero dovuto muoversi prima e fare qualcosa! Capisco che bisogna attendere i tempi della burocrazia, ma io ora la burocrazia non la rispetto più: sono due anni che la rispetto e non ce la faccio più”.

Per fortuna la donna può contare sull’aiuto della figlia più grande che ha appena iniziato a lavorare come parrucchiera e che, quando può, fa la spesa per tutti.

“Non si pensino di aver a che fare con una stupida”, dichiara Patrizia P., esasperata, “Sono una cittadina italiana al 100% e per questo vengo considerata come il due di picche. Ma non funziona così. Anche io ho la mia dignità”.

Eppure la donna chiede solo un lavoro “per tirarmi su”, dice, “Se lo avessi non avrei più bisogno di qualcuno che mi paga l’affitto e neanche le bollette. Ne ho ancora di scadute. Pazienza, mi taglieranno la luce. Ma io così non voglio più continuare. Sono in lista per casa parcheggio e casa popolare. Per ora però non me l’hanno assegnata”.

“Ho provato in tutti i modi a cercare un lavoro, ma niente”, conclude la donna, “Il mio curriculum l’ho portato ovunque senza mai avere una risposta”.

Magari qualcuno, leggendo questo articolo, potrebbe aiutare questa madre che, con tanta volontà e dignità, cerca in tutti i modi di dare un tetto e qualcosa da mangiare ai suoi figli. Questo è il nostro augurio per una donna in gravi difficoltà economiche che, dopo due anni in una situazione disperata, davvero non ce la fa più.

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