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Ventimiglia “la bella abbandonata”: le opinioni di chi lavora nei pressi della stazione ferroviaria

Al fatto che si tratti di un'emergenza nessuno crede più: "L'emergenza è qualcosa che non ti aspetti, non una situazione che si protrae da un anno"

Ventimiglia. “E’ stato fatto un grande errore, quello di sistemare il centro di accoglienza per migranti nei locali della stazione”. E’ Andrea Eremita, titolare di un’attività commerciale in via Alla Stazione, a denunciare apertamente una situazione che è ormai sotto gli occhi di tutti. Gli fanno eco i suoi colleghi che, avendo negozi nelle vicinanze, faticano a tirare avanti: “C’è la crisi, è vero, ma questa situazione che va avanti dalla scorsa estate ci sta rovinando”, dicono tutti gli interpellati.

“Negli anni scorsi Ventimiglia si era trovata a dover fronteggiare queste emergenze umanitarie ma mai nessuno aveva sistemato il centro di accoglienza in pieno centro. Curdi e tunisini erano stati sistemati a Roverino, presso un’ex caserma allestita con docce, cucine e tutto il necessario. E invece quest’amministrazione cos’ha fatto? Ha indicato al Prefetto la stazione come luogo per allestire il campo. E adesso è ancora presto: vedremo questa estate cosa succederà”, si sfoga Eremita.

La gestione dei migranti è competenza del Prefetto, in quanto organo territoriale del Ministero dell’Interno: l’Amministrazione comunale non può che adeguarsi alle sue direttive. Ma questo non placa la rabbia dei commercianti.

“Non esiste che un centro del genere venga messo in stazione. Non esiste che vengano tolti parcheggi in una città che già ne ha pochi, non esiste che si chiuda una strada”, dichiara Giuseppina Trapani, titolare di un negozio di abbigliamento, “Non basta fare Consigli Comunali che poi non portano da nessuna parte: l’Amministrazione deve impuntarsi perché non è possibile che in quasi un anno il Prefetto non sia riuscito a trovare una sistemazione migliore di questa. Ma che venga qui a farsi un giro la sera, così capisce”.

“E’ vero, la gente ha paura e le vendite diminuiscono drasticamente”, dice Eremita, “Eppure non c’è nulla da temere. Noi svuotiamo le vetrine la sera, togliamo la bigiotteria e nessuno di questi migranti ha mai provato nemmeno a fare l’atto di rubarla. Però la gente ha paura e non si avvicina”.
Intorno alle 11 del mattino, la strada più centrale di Ventimiglia è praticamente deserta.

I problemi principali riguardano igiene e decoro urbano: “Siamo la porta d’Italia”, ribatte la Trapani, “Dovremmo avere la stazione più bella di tutte… In genere in stazione si mettono i fiori e noi invece? Mettiamo i migranti. Mi domando se gli amministratori vedano in che condizioni siamo: cartoni ovunque, spazzatura. Ma ci passano ogni tanto per strada o la sorvolano con l’elicottero quando escono dal Comune?”.

“Ogni mattina vengo al lavoro un’ora prima per mettere a posto il dehors”, racconta Marco Maiolino, ristoratore, “Ci vengono a dormire i migranti. Cartoni, lattine di birra, scatolette di tonno… C’è di tutto. Alle sei, puntualmente, devo chiamare la Polizia ferroviaria per farlo sgombrare. E intanto la gente a mangiare nel mio ristorante viene sempre di meno. Soprattutto i francesi, che costituiscono la gran parte dei miei clienti: prima di venire, chiamano al telefono per sapere com’è la situazione, se si è risolta o meno. Ma non è cambiato nulla”.

“L’altra mattina mi sono avvicinato ad un migrante che urinava sulla portiera di una macchina”, dice Eremita, “Dato che parlava in inglese, come molti, gli ho chiesto di non farlo e di adeguarsi a quelli che sono i nostri usi e costumi. E si è spostato. A volte basta solo dir loro le cose. E’ tanto semplice!”.

Nessuno dei commercianti intervistati ha nulla contro i migranti, anzi. “E’ doveroso accoglierli, aiutarli”, dicono tutti, “Ma non così. Bisogna mantenere la stazione pulita e in ordine. D’altronde se andassi io con la mia famiglia a dormire nelle aiuole credo che arriverebbe la polizia a mandarmi via, o no?”. Resta però un punto fermo: “Chi non vuole farsi identificare deve essere mandato via”.

“E’ un momento tragico”, dice la titolare di una gelateria, “Non c’è lavoro. E’ vero che tanto fa la crisi, ma dallo scorso anno, quando si è presentata l’emergenza, il lavoro è calato tantissimo”. “Sono tutti ragazzi tranquilli”, dichiara parlando dei migranti, “Ma c’è troppo sporco: i marciapiedi sono ricoperti di cartoni e altro ancora. Una situazione con la quale dobbiamo convivere, purtroppo…”.

Oltre a giudicare negativamente la presenza sia del centro di accoglienza che dei numerosi profughi che bivaccano in stazione in quanto “lesiva per le nostre attività”, i commercianti spendono anche parole di solidarietà nei confronti dei residenti di piazza Cesare Battisti, che da quasi un anno “sono in ostaggio di questa situazione, visto che il centro ce lo hanno in casa”.

“Bisogna trovare una sistemazione equa”, conclude Giuseppina Trapani, “Sia per i migranti, che non possono essere accolti in questo modo scandaloso, sia per i commercianti e i cittadini di Ventimiglia. E’ un nostro dovere aiutare queste persone in difficoltà, ma questo non è giusto che anche noi dobbiamo soffrire insieme a loro. Prima o poi i negozi saranno costretti a chiudere, se è questo che vogliono, che lo dicano subito”.
E intanto la commerciante sta pensando di attaccare alle vetrine del suo negozio un cartello: “Ventimiglia, la bella abbandonata”.

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