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“Non c’è limite Alpeggio”: un Bergallo mai così grande debutta a Bordighera con il nuovo spettacolo fotogallery

"Parlo del suicidio per dire quanto è bella la vita". Un tema delicato e difficile, affrontato in modo superbo

Bordighera. Si può ridere parlando della morte? Con Alessandro Bergallo sì. E si può affrontare il tema che, insieme a quello dell’amore, è il più difficile in assoluto in un modo nuovo e coraggioso per riflettere su qualcosa che troppo spesso si dà per scontato: la bellezza della vita.

Strepitoso, istrionico e geniale, Bergallo ieri sera ha dato il meglio di sé in quella che, fino ad ora, è la sua più grande prova sul palcoscenico. “Non c’è limite Alpeggio”, spettacolo scritto dalla coppia Bergallo – Begnini per la regia di Emanuele Conte e Alessio Aronne, è l’ultimo lavoro che vede impegnato l’attore genovese.

“Sono davvero contento e onorato di debuttare qui, a Bordighera, con questo spettacolo”, ha dichiarato Bergallo, intervistato da Diego Marangon: “Il pubblico qui è eccezionale”. La scelta di una prima nella Città delle Palme è stata premiata: numerosissimi gli spettatori che hanno applaudito a lungo l’attore.

Nato da un’idea di Andrea Begnini, “Non c’è limite Alpeggio” racconta la storia di un piccolo paese dell’entroterra che, improvvisamente, diventa famoso per un triste primato: quello del numero di persone che lo scelgono come luogo in cui suicidarsi. Da qui nascono le riflessioni dell’attore impegnato, completamente solo sul palco, a dar voce ad una miriade di personaggi: sindaco e opposizione del paese, un pastore, un macellaio, qualche aspirante suicida e altri ancora. Gag ironiche, divertenti, grottesche scelte per affrontare uno dei temi intoccabili per eccellenza: quello di chi decide, con grande lucidità, di togliersi la vita.

Persone perfettamente in grado di intendere e di volere che, proprio nei loro ultimi istanti riescono a vivere davvero, come fosse la prima volta. “Perché è fatta così la vita: ti uccide”.
Per prepararsi ad affrontare un tema tanto delicato, Alessandro Bergallo è stato a lungo a contatto con testi, lettere, esperienze legate al suicidio. Un lavoro certosino, un po’ da scienziato e un po’ da psicologo, che non lo ha portato a nessuna verità ma a tanti dubbi. “Il compito dell’artista non è quello di dire se una cosa è giusta o sbagliata”, ha spiegato, “Ma coltivare il dubbio. Dubitare, in un certo senso, è anche una forma di democrazia”.

“Ci meravigliamo della morte e non ci meravigliamo della vita che è un evento altamente improbabile per la scienza”, recita Bergallo, “Forse per vivere pienamente la vita bisognerebbe pensare ad una morte senza fronzoli, senza orpelli, così da avere una morte e una vita finalmente seri”.

E ancora: “Forse il suicidio è solo l’omicidio di una persona che ti angoscia tutta la vita fino alla morte”.

Perché i suicidi incrementano? Cosa pensa un uomo sul punto di togliersi la vita? Come trascorre il suo ultimo giorno? Un suicida si può considerare vittima o assassino? Chi assiste a “Non c’è limite Alpeggio” non avrà risposte a queste domande. Ma uscendo dalla sala una cosa la penserà di sicuro: la vita, quella sì, è meravigliosa.

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