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L’Asl di Imperia nega un letto elettrico ad una settantenne, i figli “Violati i diritti”

Storia di "straordinaria" burocrazia a Imperia che va avanti da mesi senza trovare una via d'uscita

Imperia. Lei costretta a muoversi sulla sedia a rotelle seguita a vista dalla badante, i quattro figli impegnati a combattere per fare valere i diritti (secondo loro violati ndr) dopo essersi trovati a vivere una storia di “straordinaria” burocrazia.

Beatrice Fusco, 74 anni, da sei con difficoltà a muoversi per un ictus che le ha stravolto la vita. Sofferenza che ora si ripercuote sui figli i quali combattono, per quanto possibile, per renderle la vita meno difficile e tormentata. E la storia la raccontano i figli. “Mamma Beatrice ha bisogno di un letto elettrico per facilitare le sue manovre quotidiane, ma quel letto non arriva. L’ Asl non glielo concede. La giustificazione? Arriva al telefono e mai scritta. Che vergogna”.

Tutto inizia un giorno di fine estate dello scorso anno, Emilio Iannolo alza il telefono e chiama l’ufficio protesica dell’Asl di Imperia per chiedere un letto elettrico per risolvere il problema della mamma . Arriva un medico, la visita e torna in ufficio. “Passa un mese – racconta – ed ecco la doccia fredda: suona il telefono e mi dicono che per mia mamma non ci sono letti elettrici, “la signora ha la badante”. Come dire può fare a meno di un letto elettrico. Ma che cosa c’entra la badante? Mia mamma ha bisogno di quel letto”.

Emilio e i suoi fratelli rilanciano quella che per loro è diventata una sfida contro una sanità diventata sorda. Due mesi fa fanno partire una nuova richiesta, sempre allo stesso ufficio. “L’Asl manda il medico, fa una diagnosi dettagliata della situazione e deposita nell’ufficio protesica la sua “perizia”. Il 20 aprile ricevo una telefonata. Per me è la seconda doccia fredda ,” la signora non è in grado di tenere in mano il telecomando (quello della tv decisamente molto più complicato lo gestisce benissimo), non possiamo assumerci alcuna responsabilità”. Tutto detto al telefono e nessun documento scritto che giustifichi quello che mi sono sentito dire da una scostante funzionaria”.

Il sangue ribolle e i fratelli a questo punto decidono di rendere pubblica questa odissea contro la sanità: “Per nostra mamma faremo l’impossibile perché ha dei diritti e quelli devono essere rispettati. Perché l’Asl le ha voltato le spalle? Chissà quanti altri pazienti si trovano nelle stesse condizioni magari per timore di eventuali ripercussioni o per altre difficoltà non espongono i fatti. Situazione inaccettabile, non possiamo accettare di ricevere risposte evasive al telefono. “L’Asl deve fornirci spiegazioni chiare ed esaurienti e soprattutto scritte”.

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