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Imperia, Angelo: “Così sono uscito dal tunnel dell’azzardo dopo aver perso la famiglia”

Quarantottenne imperiese racconta a Riviera24.it come ha perso soldi, azienda e famiglia. "Ora sono guarito tra cure e buoni amici"

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Imperia. “La mia era una continua sfida, dovevo recuperare i soldi che avevo già perso e così continuavo a giocare. ll gioco mi ha fatto perdere interesse per il mondo reale per un lungo, buio periodo. Di fronte al gioco non riuscivo più a ragionare. E’ difficile rendersi conto di essere malati ed è ancora più difficile uscire dalla dipendenza, ma ora sono guarito e ho ripreso in mano la vita”. Angelo L., 48 anni, imperiese, ha deciso di raccontare a Riviera24.it come è uscito dal tunnel dell’azzardo, quello on line tra roulette virtuali e scommesse sulle partite di calcio in Italia e all’estero.

Tre anni anni fa era entrato in quello che considerava un mondo affascinante, ma altro non era che il perverso tunnel del gioco d’azzardo. Si sentiva attratto, in modo compulsivo ad investire, dapprima piccole somme di denaro, poi somme sempre più consistenti, a tal punto da giocarsi anche i soldi dell’azienda e qualche risparmio che aveva in banca. “Ho dilapidato tutti i miei risparmi, ho chiuso l’attività che gestivo dal 2000 e soprattutto ho rovinato una famiglia felice, la mia”.

Angelo, vive a Imperia, è separato dalla moglie e dai due figli che il tribunale gli ha tolto. Una vita tormentata per colpa del gioco. Loro a Milano e lui vive da single in Riviera. “Ero come drogato. Giocavo e giocavo ancora. Non riuscivo più a tornare indietro. Una follia”, racconta.

Angelo ora è guarito dopo essere stato seguito da un centro specializzato nel Milanese che combatte la ludopatia e da amici che non lo hanno mai abbandonato in un periodo per lui difficile. “Certi giochi possono indurre a comportamenti compulsivi e creare dipendenza patologica. Se si vince, si è invogliati a proseguire nella speranza che sia il giorno fortunato della vita; se si perde si è spinti a ritentare, ritentare, ritentare ancora nella vana speranza che “il vento cambierà”. Le somme investite diventano sempre più consistenti, fino ad arrivare a dei casi – limite dove ci si gioca la casa, l’azienda, come pegno dei soldi avuti in prestito. E’ successo a me come ad altre persone che ho conosciuto al centro. Meglio stare alla larga, godersi le gioie della vita e non perdere la famiglia. Tornare indietro non è mai così semplice”.

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