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I cani da combattimento di Vallecrosia salvati dalla polizia andranno dallo “psicologo” fotogallery

Cani ora al sicuro in un canile dove vengono curati e presto anche seguiti da specialisti per correggere i comportamenti aggressivi

Imperia. “Buzz”, “Lion” e “Maki” ora sono al sicuro. In un canile fuori regione vengono accuditi con amore dopo essere costretti, imbottiti di medicine, a combattere in un recinto di pochi metri quadrati nel Pavese e a subire atroci torture.

lotte tra cani allevamento

A salvarli sono stati la settimana scorsa gli agenti della squadra mobile di Imperia. Segregati in un canile di Vallecrosia, poi finito sotto sequestro, ora hanno iniziato una nuova vita. Ma sarà un percorso lungo e difficile. “Avranno bisogno di essere curati e anche seguiti da specialisti per correggere il loro comportamento diventato, loro malgrado, aggressivo”, conferma Giuseppe Lodeserto, il capo della squadra mobile che insieme al collega di Ventimiglia Saverio Aricò. I loro uomini hanno chiuso l’indagine sui combattimenti clandestini che avvenivano nel Pavese con la denuncia di una decina di persone, cinque delle quali imperiesi. Tra gli indagati c’è anche un veterinario che vive in provincia segnalato per esercizio abusivo della professione.

“Buzz”, “Lion” e “Maki”, fino alla settimana scorsa, erano segregati in un recinto insieme ad altri cani ritenuti rinchiusi in piccole gabbie in un appezzamento di terreno poco distante da casa, dove venivano sottoposti a un addestramento spietato per prepararli al combattimento con catene, lacci, tapis roulant. “Ora, si spera, che possano trovare presto una nuova famiglia dopo essere stati seguiti e curati dal personale di canili autorizzati con l’assistenza di veterinari”, dicono gli inquirenti.

Tutta l’indagine è nata seguendo un 33enne di Genova e dopo aver scoperto il canile abusivo di Vallecrosia. L’uomo aveva portato con sé nel Pavese il cane tenuto segregato per incontrare un 40enne milanese in un circolo sportivo, adibito a palestra. Ad attenderli il proprietario del circolo, un 39enne, con altri due amici, uno dei quali aveva già portato il proprio cane, un altro Pitbull, all’interno della palestra. Qui, venivano organizzati, soprattutto nei fine settimana, il combattimento clandestino tra cani.

La polizia ha interrotto lo squallido circo di combattimenti tra cani, con animali utilizzati come oggetti, con tanto di periodiche analisi del sangue, alimentazione controllata, allenamento costante che sfociava anche in maltrattamenti. Ma l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Barbara Bresci è tutt’altro che conclusa. Anzi prosegue per verificare l’esistenza di un giro di scommesse clandestine anche on line con la divulgazione via web di filmati dei combattimenti.

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