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Dagli inglesi dell’Ottocento ai cinesi del Nuovo Millennio: com’è cambiato il turismo in Riviera?

La nostra terra ha sempre esercitato un indiscutibile fascino su migliaia e migliaia di turisti, viaggiatori e visitatori da tutta Europa e non solo. Ma a chi si rivolge il settore turistico oggi? Chi sono i “foresti” che attualmente scendono a fiumi sulla nostra magnifica costa attraversandone l’entroterra?

Imperia. Il turismo nella Riviera dei Fiori è un fenomeno antico. Un’attrattiva atavica risalente nel tempo, come documentano i primi alberghi dell’Imperiese, le nobili tappe liguri dei Grand Tour settecenteschi, e soprattutto le “colonizzazioni” dei ricchi borghesi inglesi e dei magniloquenti zar russi nell’Ottocento. La nostra terra ha sempre esercitato un indiscutibile fascino su migliaia e migliaia di turisti, viaggiatori e visitatori da tutta Europa e non solo.

Ma a chi si rivolge il settore turistico oggi? Chi sono i “foresti” che attualmente scendono a fiumi sulla nostra magnifica costa attraversandone l’entroterra? Senza cadere nell’ambito di una dettagliatissima analisi sulle dinamiche di lunga durata che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare un settore così pervasivo come il turismo in provincia di Imperia, proviamo a rispondere a queste domande. Domande sorte dalle ultime rilevazione dell’Osservatorio turistico regionale e diffuse martedì scorso a Genova nell’ambito della “Conferenza stampa sul turismo della Liguria: analisi dei dati del 2015 e nuovi sviluppi”.

Nell’ultimo quindicennio sono andati a consolidarsi nuovi bacini di origine della domanda turistica straniera. In particolare dalla Germania, dalla Svizzera, dalla Francia e dall’Olanda per i mercati europei; Usa e Russia per quelli long haul. Si tratta di flussi turistici internazionali che seguono un andamento stagionale legato al prodotto di punta del nostro turismo, il mare, con picchi di arrivi e presenze nei mesi estivi, ma con una domanda di ricettività sostenuta anche nei mesi primaverili e di inizio autunno legata al turismo culturale e ai soggiorni di business. Flussi che tuttavia nel corso del tempo sono andati lievemente modificandosi.

Secondo l’Osservatorio turistico regionale infatti, nel 2015 il nostro territorio ha conosciuto un aumento dei visitatori oltre confine (+7,7%, per circa 2 milioni di arrivi e 5,7 milioni di presenze). E tale crescita ha coinvolto i tedeschi (+5,5%), i francesi (+16%) gli statunitensi (+23%), gli spagnoli (+33%), e i cinesi (+52%). Di questo quadro, al di là delle vicine nomine (Spagna), sorprende l’assenza della Russia e la presenza della Cina.

Quanto alla prima la ragione è presto detta: la congiuntura economica e politica che lo scorso anno ha colpito il paese, ha messo in fuga quei magnati di nazionalità russa che a partire dagli anni 2000, dopo quasi 100 di lontananza, avevano riscoperte le bellezze della Riviera e soprattutto di Sanremo. Per il capolino dei secondi invece, il richiamo in provincia è da inserire all’interno di quell’invasione di turisti cinesi con macchina fotografica al collo e un bignamino di frasi pronte a portata di mano che sta coinvolgendo tutta l’Italia e alimentando un fruttuoso mercato. Benvenuti!

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