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Carlo Gentile da Dolcedo, il “cacciatore” dei criminali nazisti

E' il massimo esperto mondiale di nazismo che ha accesso alla "banca segreta" delle Procure che si occupano di accertare e perseguire gli autori dei misfatti dell'esercito di Hitler

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Dolcedo. C’è un uomo che vive a Colonia dagli anni ’90 che, a distanza, “stana” i criminali di guerra. Studia gli stati di servizio degli ufficiali tedeschi, gli schedari delle decorazioni, le piastrine di riconoscimento dei soldati, gli elenchi dei caduti, con i nomi degli assassini e dei reparti in cui hanno servito, compagnie, battaglioni, reggimenti, divisioni, corpi d’armata, armate.Tra i casi più recenti e anche più eclatanti quello della strage che colpì la famiglia di Einstein vicino a Firenze. “So chi sparò a quella gente” dice Gentile, 56 anni, storico e studioso di Dolcedo. 

Ha scritto un libro di 580 pagine dal titolo “I crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-1945″ che, presto, presenterà anche nell’Imperiese. Fa parte della collana Einaudi storia ed è tradotto dal volume “Wermacht und Waffen SS im Partisanenkrieg. Italien 1943-1945″ edito da Padernborn Schoeningh. Un libro frutto di anni di ricerca nei principali archivi militari internazionali compreso il noto “Armadio della vergogna”, un lavoro che ripercorre la storia delle vittime, già pubblicato in Germania dove è stato accolto come fondamentale contributo al dibattito storico.

Per anni nessuno aveva investigativo sui bambini vittime della Strage di Stazzema, tra Toscana e la Liguria. Lo ha fatto Carlo Gentile che invece ha dimostrato con documenti che “i massacri erano organizzati nei minimi particolari seguendo una severa strategia militare”. “Non sono un avvocato – ripete spesso nelle aule di tribunale dove si processano criminali nazisti – Per me non è importante che vadano in prigione persone anziane, ciò che conta è che per quanto possibile si giunga ad una verità storica”. Gentile ha ricostruito, in maniera fedele, anche i massacri che interessarono l’Imperiese. “Vittime innocenti trucidate da SS, reparti speciali e camice nere dopo l’8 settembre senza alcuna pietà”, dice Gentile. Tra i capi di quegli eccidi figurano il maresciallo Mayer, il capitano Ferraris, il tenente Del Re.

Sono 312 i morti tra partigiani e civili (per civili si intende anche bambini di 15 anni, anziani di 90 e donne compresi preti e suore) inseriti nell’atlante delle stragi, eccidi, imboscate e rastrellamenti in provincia di Imperia che ora è possibile consultare on line. Gli altri sono partigiani. Si tratta di persone catturate e poi uccise in un secondo tempo, persone che in quel momento non erano in guerra. Tutti gli episodi sono stati ricostruiti attraverso le relazioni dei comandanti italiani e tutti confutati con altrettante relazioni della Wermacht e delle SS a cui ha avuto accesso, tra i pochi al mondo, l’imperiese Carlo Gentile. Laureato in Storia contemporanea all’università di Colonia, studia la seconda guerra mondiale e la storia del nazismo. Ora è consulente di procure italiane e tedesche in istruttorie e processi nei confronti di criminali di guerra nazisti. Ha pubblicato numerosi saggi sull’apparato di repressione nazista in Italia. Il suo lavoro ripercorre la storia delle vittime e offre ora un ritratto inedito dei carnefici, spesso militari molto giovani, ma fortemente ideologizzati. Gli studi di Gentile ripercorrono gli episodi che sconvolsero l’Italia nel profondo, ma soprattutto offre un quadro dettagliato, assai significativo, delle strategie di guerra tedesche nel nostro Paese. Nelle sue ricerche ha utilizzato fonti e fondi, archivi della Wermacht, della polizia e della Luftwaffe avendo libero accesso aglI atti dei processi. Gentile ha anche raccolto le testimonianze dei sopravvissuti andando anche a visitare le tombe di carnefici e vittime.

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