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130 dipendenti della Riviera Trasporti in causa contro l’azienda, a maggio l’udienza in tribunale

Il danno economico creato è gravissimo

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Imperia. “Il cinque maggio p.v,davanti al giudice Dott.ssa Enrica Drago presso il Tribunale di Imperia Sez. Lavoro,si presenteranno per gli ultimi chiarimenti,i legali dei 130 dipendenti che hanno intrapreso la causa contro Riviera Trasporti,a seguito della disdetta unilaterale da parte della RT degli accordi aziendali relativi al trattamento economico. Il giudice – scrive il sindacato Usb – ha infatti unificato i due gruppi di lavoratori ricorrenti,il primo difeso dall’avvocato Acquarone per i rappresentati dal sindacato Faisa;ed il secondo,numericamente equivalente,assistito dalle avv. Dellepiane e Gammarota del Foro di Genova,supportato,per gran parte di loro,dal sindacato USB. Viene reclamata,a distanza di dodici mesi la restituzione degli arretrati dopo la rottura aziendale del contratto collettivo che di fatto ha cancellato gli accordi pregressi, frutto di decenni di faticose contrattazioni. A tale proposito USB è ancora in attesa di concrete risposte da parte degli enti proprietari,in special modo dalla Provincia di Imperia, nella persona del Presidente Dott. Fabio Natta che,nell’incontro tenutosi il 31 marzo u.s. con i rappresentanti di USB, si era impegnato ad intervenire “immediatamente”(sic) presso l’azienda,per porre termine alla discriminazione salariale cui sono sottoposti i lavoratori R.T., “colpevoli” di aver cercato di difendere i propri diritti. La prestazione lavorativa attualmente svolta riguarda tutto il personale di linea ed ha portato attualmente a svolgere un monte ore settimanali incrementato da 36 a 39.

La mancata adesione dei ricorrenti agli accordi sindacali di Marzo 2015,che si sarebbero rivelati peggiorativi,prevedendo la rinuncia totale delle somme in arretrato e la mancanza di una adeguata corresponsione delle tre ore di lavoro aggiuntivo col giusto parametro di retribuzione,ha portato i vertici di RT a decidere di mantenere azzerata non solo la parte integrativa precedentemente disdettata aziendalmente da mesi,ma anche di procedere ad un recupero nei confronti dei ricorrenti relativo alle somme erogate nelle mensilità coperte dal citato accordo di Marzo tramite il prelievo del quinto dello stipendio. Il danno economico creato è gravissimo: la decurtazione è di circa 300 euro mensili in media,perdura da marzo 2015 pesando notevolmente sui lavoratori che non intendono abbandonare il giudizio in corso,e costringendo le famiglie a ulteriori privazioni e sacrifici in un periodo in cui le difficoltà giornaliere certamente non mancano.”

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