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Ventimiglia, Ballestra: “Perché il nuovo non riesce a guardare avanti?”

Il Consigliere di Opposizione commenta la viabilità nella val Bevera

Ventimiglia. “Ho deciso di dare il titolo a questo pezzo parlando di nuovo, ma l’oggetto riguarda la viabilità della val Bevera”. Esordisce così, nel suo scritto, il Consigliere di Opposizione Giovanni Ballestra.

“Mi permetto di parlare di viabilità della val Bevera e non del ponte di Bevera, poichè la lungimiranza di chi amministra ed il buon senso dovrebbero suggerire di provare almeno a studiare la geografia, la demografia ed il possibile sviluppo economico e sociale del territorio, al fine di contestualizzare nell’epoca in cui si vive le opere pubbliche che si vogliono programmare e costruire, lasciando ai posteri un segno tangibile di intelligenza e rispetto per il territorio valorizzando anche la qualità di vita e gli investimenti delle persone che negli anni si sono insediate”.

“Io sono nato e vivo da sempre in val Bevera”, aggiunge Ballestra, “E ho visto con il tempo cambiare il tessuto urbanistico della vallata, ho visto l’accompagnarsi della mia età con un aumento esponenziale del traffico veicolare e per Bevera in particolare di quello pesante, ho visto decine e decine di volte danni sensibili alle condotte idriche a causa del traffico pesante nelle zone maggiormente insediate, e mille volte lamentere per le corse serali dei ragazzi con poca coscienza nel centro di Bevera, verso il vecchio ponte crollato con l’ultima alluvione, ho visto infine tantissimi incidenti nell’incrocio tra la strada che arriva da Torri e Calvo rispetto a quella di Varase, in prossimità della chiesa”.

“Devo fare un’ulteriore valuazione”, prosegue il Consigliere, “Rispetto alla collocazione del vecchio ponte, costruito ad inizio secolo scorso, per servire la vallata del Bevera, passando dall’attuale frazione di Bevera che in allora era arroccata a monte dell’attuale strada, che costeggiava solo due fabbricati ancor oggi esistenti,la chiesa ed il frantoio della famiglia Bosio. Dalle frazioni a monte penso non scendessero più di pochi carretti alla settimana e penso anche pochissima gente a piedi, visto che in allora l’economia che garantiva la sopravvivenza alle famiglie era quella agricola”.

“Per contestualizzare il periodo odierno, le residenze sono aumentate a dismisura, a monte verso Calvo, i carretti sono diventati autovetture ed ogni giorno ne transitano almeno 800 nel centro del paese, a monte esiste un’importante attività produttiva che utilizza mezzi pesanti,che transitano in paese con sensibili danni al manto stradale e alle condotte idriche, presenti nella parte nuova di Beverain via Maneira.
Oltre a tutto ciò, nel frattempo è stato costruito un ponte sul Roya che serve la frazione di Varase e anche Bevera, oltre che un altro ponte a monte che collega la val di Latte con la val Bevera”.

“Capisco che per chi non conosce il territorio, forse diventa difficile seguire la mia descrizione, ma credo altresi che a tutti sia comprensibile il fatto che di fronte ad un tale cambiamento, gli amministratori possano continuare a pensare come oltre 100 anni fa”.

“Io abito a Torri, potrei tranquillamente fregarmene e dire che tutto va bene, ma la mia coscienza mi impone di pensare a quelle persone che abitando nella zona nuova nuova di Bevera e con una diversa collocazione del ponte che ne allegerirebbe il transito dei veicoli provenienti da e per le frazioni a monte ,avrebbero enormi benefici (come anni fa è accaduto per Airole), in miglioramento della qualità della vita ed aumento di valore delle loro proprietà, oltre maggiore sicurezza nel centro di Bevera, garantendo comunque la viabilità proveniente sempre dal parco Roya.
So che questa mia presa di posizione potrà non essere condivisa da tutti, e comunque sarà ininfluente rispetto alla volontà dell’amministrazione di mantenere la vecchia collocazione del ponte , ma credo di poter affermare senza smentita che sarà una scelta mossa da incapacità, egoismi privati di pochi, e sperpero di risorse pubbliche in una visione più ampia e contestualizzata all’intero territorio, quanto di più grave portata avanti da chi professa un modo nuovo di pensare, ma che alla fine porta con sè la peggiore impronta della vecchia politica”.

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