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Marika Bengala, una storia straordinaria tra danza e fede

Marika, classe 1995, ballerina, è emblema di quella gioventù perduta e ritrovata che caratterizza la società odierna. Una gioventù che rifugge al male esistenziale nell’alcool, nella droga, e che poi rinasce, rinasce nella fede

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Sanremo. Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia, perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere. O Signore, dio mio, io ti celebrerò per sempre”. Si presenta così, sulle parole del Salmo 31 della Bibbia, Marika Bengala.

Marika, classe 1995, ballerina, è emblema di quella gioventù perduta e ritrovata che caratterizza la società odierna. Una gioventù che rifugge al male esistenziale nell’alcool, nella droga, e che poi rinasce, rinasce nella fede.

La mia ancora nel mondo è sempre stata la danza. Ho iniziato a studiare ballo fin da bambina, lasciando Sanremo alla sola età di 14 anni per frequentare la Russian Ballet College di Genova prima, la Daf di Roma e la scuola di Catania dopo. Anni intensi di sacrifici, di rinunce, dove l’ambizione del perfezionamento artistico ha ingoiato la spensieratezza e l’ingenuità dell’adolescente, che già vacillavano per questioni familiari. Terminato il mio percorso formativo e in procinto di ritrasferirmi a Sanremo nella confusione più esasperante, ho iniziato a pormi delle domande, quali: “Chi sono io?”, “Qual è il filo che mi tiene al mondo?”. Domande che mi fecero comprendere che la sola danza non mi bastava più.

La danza, fino a quel momento il baricentro di acciaio di Marika, andava sgretolandosi. La ballerina viveva una turbolenta crisi interiore da cui, per un attimo, si è lasciata sopraffare.

I miei patimenti mi hanno messo in moto. Ho intrapreso un percorso di ricerca per capire chi io fossi, per scovare quella cosa che mi mancava, che mi privava di essere gioiosa e completa. Ho cercato nel mio cuore, in quello del partner, degli amici; ho cercato nelle droghe, nell’alcool, nelle feste; ma purtroppo mi sono nuovamente persa. Alla fine della ricerca non avevo infatti trovato nulla. Sono così tornata a Sanremo con una rabbia e un vuoto tale da cadere in un’aspirale fatta solo di adrenalina e divertimento sballato. Poi però ho avuto l’illuminazione.

Proveniente da una famiglia cattolica non praticante, Marika si è sempre accostata a Gesù e alla storia cristiana come un adulto si avvicina e vive le favole per bambini. Ma nello smarrimento e nel tremore dell’io, la sua percezione cambia.

Una sera, divorata dall’agonia, mi sono detta: “Tu non sei questa”. Durante gli anni trascorsi all’accademia di Genova, avevo conosciuto una ragazza che sapevo frequentava una comunità cristiana a Loano. L’ho contattata chiedendole di aiutarmi: mi diceva sempre che quel luogo, quelle persone le avevano ridato la pace. Ci incontrammo e mi portò con lei a un Gospel. Da quel giorno è iniziato un nuovo percorso della mia vita. Un percorso spirituale che mi ha permesso di rinascere, di cambiare nei confronti del mondo. Ho cominciato ad aprire il mio cuore agli altri, a presentarmi come una piccola luce capace di illuminare coloro che come me si erano perduti, soprattutto i giovani.

Marika incontra così Dio, la sua parola di conforto, di speranza, e insieme riscopre anche la sua passione per la danza.

Ho iniziato a frequentare assiduamente il Ministero Sabaoth di Loano e il corso per la cura dell’anima World Therapy. Poi è accaduta una cosa strana: mentre pregavo ho avvertito la necessità di ballare per Dio. All’inizio me ne vergognavo, ma, presa consapevolezza, ho cominciato a farlo anche agli incontri. Sentivo dentro di me un tale amore, una tale passione che mi ha fatto comprendere che il mondo migliore per diffondere la parola del Signore e la vita che ha donato era la danza, il movimento del corpo e dell’anima. Ecco perché con i miei compagni insieme all’associazione culturale S139 di Milano, abbiamo organizzato una performance dove, attraverso il ballo, cercheremo di scoraggiare i giovani dall’utilizzo delle droghe e dall’abuso dell’alcool e diffonderemo il messaggio di Dio. La performance, che invaderà le strade di Alassio, Albenga e Sanremo nel mese di maggio, sarà guidata dalla coscienza interiore che nasce dall’aver conosciuto Dio, dall’amore profondo che abbiamo per Gesù, conducendoci ad aiutare gli altri.

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