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“La repressione dilaga e colpisce sempre chi non dovrebbe”, la lettera della bottega Garabombo alla Gdf

"A differenza dell'entità del verbale, che non è elevata, la rabbia è molta"

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Imperia. La bottega Equo Solidale “Garabombo” di Imperia è stata multata dalla Guardia di Finanza per non aver emesso una ricevuta. I titolari hanno scritto questa lettera indirizzata alle fiamme gialle che noi pubblichiamo:

“Siamo bottega del commercio equo dal 2001, un’associazione di uomini e donne che ha compreso che i modi per cercare un mondo più giusto sono tanti e fra questi c’è anche commerciare alla luce del sole, inserendo nella filiera del commercio tradizionale prodotti che rispettano il lavoro, l’ambiente e le culture dei luoghi del mondo da cui provengono. Luoghi troppo spesso vessati dalle multinazionali e dai grandi affari mondiali che non conoscono altro fine se non il profitto, e perseguono questo obbiettivo senza alcuna remora o sensibilità.

Da quando abbiamo deciso di diventare bottega vera e propria abbiamo anche sottoscritto alcune regole del gioco e non ci siamo mai sottratti alla questione della trasparenza, nè mai abbiamo pensato che i nostri fini, assolutamente nobili a nostro giudizio, potessero porci in un’ottica di concorrenza sleale nei confronti di altri commercianti o vicini di serranda. Negli corso degli anni gli enti preposti agli svariati controlli, sia fiscali che di altra natura, hanno sempre riconosciuto la nostra serietà, prendendo atto che il commercio equo, con le relative centinaia di punti vendita distribuiti sul territorio nazionale, è una realtà di pregio.

La crisi morde anche noi, inutile negarlo, ma negli anni siamo sempre riusciti a tenere la testa alta e ad andare avanti per la nostra strada. Per noi, che siamo un’associazione di volontari la cui finalità non guarda al profitto ma punta a preservare le nostre idee e i nostri prodotti, fare nero sarebbe completamente inutile, dato che il futuro del commercio equo lo abbiamo costruito e lo costruiremo guardandoci bene dal fondarlo sul capitalismo o sui conti in Svizzera o nei paradisi fiscali.

Il mese scorso, però, abbiamo subito tre controlli della finanza nel giro di pochi giorni. È riuscita, con un agguato degno del miglior felino, nonostante una vendita regolarmente annotata, a farci un verbale per non aver staccato la ricevuta dal libretto.

A differenza dell’entità del verbale, che non è elevata, la rabbia è molta. La cecità legalitaria e l’accanimento di un ente che dovrebbe fermare furberie in un mondo in cui le consorterie regnano ed i capitali fanno più giri dell’acqua nel sottosuolo, sporcandosi e ripulendosi in tracciati incomprensibili, ci lasciano esterrefatti.

La repressione dilaga e colpisce sempre chi non dovrebbe. “Perché?” è la domanda che ci poniamo. Domanda a cui, purtroppo, nessuno di loro darà mai risposta.”

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