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Bordighera, Karmafulminien. Figli di puttini: l’allegria angelica che conquista il PalaParco fotogallery

"Siamo i tre angeli della contemporaneità", hanno raccontato gli attori, "Siamo gli angeli della sala teatrale e diamo una soluzione prêt-à-porter, usa e getta"

Bordighera. “Avere un’idea, crederci, difenderla e darsi da fare”: è questo il segreto del successo di Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi e Luca Mammoli, il trio della “Generazione disagio”.

I tre attori, amici prima che colleghi, hanno portato al Palazzo del Parco il loro “Karmafulminien. Figli di Puttini” raccogliendo un grande successo di pubblico.
Dopo aver frequentato l’Accademia Paolo Grassi a Milano, i tre artisti hanno intrapreso strade separate per poi riunirsi e dare vita a due spettacoli, il secondo dei quali “Karmafulminien. Figli di Puttini”, sta facendo il giro dei teatri italiani.

Prodotto dalla Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, l’esilarante spettacolo porta in scena tre angeli modernissimi che rispondono ai bisogni di una generazione cresciuta a suon di fiction, social e tv spazzatura.

“Siamo i tre angeli della contemporaneità”, hanno raccontato gli attori prima di salire sul palcoscenico, “Siamo gli angeli della sala teatrale e diamo una soluzione prêt-à-porter, usa e getta”. Come tutti i lavoratori di oggi, anche gli angeli sono precari: “abbiamo un sacco da fare e di certo non c’è il tempo per curare l’anima”, dicono. E per questo, loro, gli angeli, si limitano a dare dei consigli, a insegnare il metodo angelico della salutare quanto abusata “pacca sulla spalla”, regalando al pubblico – letteralmente in delirio – uno specchio contorto della società dell’oggi.

Tutto questo lo fanno nudi, o quasi. “Perché siamo nudi?”, spiegano, “Perché siamo i più disagiati degli angeli, non abbiamo più niente se non dei refusi kitsch”. E quelli si mettono addosso, anche per pregare, invocando, tra gli altri, “Selfino”: l’angelo dei selfie.

Uno spettacolo esilarante con un retrogusto amarognolo, “Karmafulminien”, che nasce dall’esigenza di una generazione fin troppo istruita per soddisfare le scarse, se non inesistenti, opportunità che le vengono date: la generazione “disagio” dei giovani di oggi.

Al termine dello spettacolo, tanti spettatori hanno voluto farsi ritrarre insieme agli attori “in costume”. Tra questi, anche l’intera compagnia ventimigliese di Liber Theatrum.

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