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Il Festival di Sanremo dal punto di vista dei Radiofonici

La radio a servizio del festival

Sanremo. Il Festival di Sanremo coinvolge, ogni anno, un numero importante di radio non solo Nazionali ma anche Locali e Regionali.

Un evento che già da settembre mette in subbuglio case discografiche e artisti così come le emittenti radiofoniche.

Per quanto mi riguarda, è un’emozione ritrovarsi ogni anno con colleghi con i quali ho condiviso esperienze di conduzione importanti e parlare “ la stessa lingua”!

Un mondo affascinante quello della radio, spesso messo in ombra dalla prepotenza della tv!

“ Video killed the Radio Stars” cantavano the Buggles nel 1978; una canzone che , nata per gioco, rimase negli annali delle Hit parade.

Ma la Radio resiste tra ombre e luce, tra microfoni e pochi riflettori e tanto spirito intimista, spontaneità, calore.

Sotto forma di” Radio show”, come la Talk Radio o di “Flusso”( per definire oggi i clock “ generici”  cioe’ tanta musica poche parole) la Radio resta la “Signora”!

Ho avuto il piacere di condividere con tre “radiofonici” il parere sul Festival dal nostro punto di vista!

Tre domande “impertinenti” a cui hanno risposto.

 

Vi presento i miei ospiti:

 

Luca Viscardi Station Manager Radio Number one

Luca Viscardi , nome d’arte di Gianluca Vegini (Bergamo, 5 gennaio 1969), è un conduttore radiofonico italiano e manager della radiofonia italiana. Ha condotto dal 1988 numerose trasmissioni radiofoniche su RTL 102.5, tra le quali il seguitissimo morning show Ed ecco a voi, poi diventato La Famiglia, con Antonio Gerardi (da febbraio a aprile 2005 Fernando Proce ha sostituito A. Gerardi passato a Kiss Kiss) e Jennifer Pressman.
Dal 1997 al 2005 ha anche ricoperto la carica di direttore dei programmi e direttore responsabile sempre a RTL 102.5. Nel 2005 diventa direttore dei programmi a Play Radio, emittente del gruppo RCS, dove conduce inoltre il programma Il buono il brutto e il cattivo, assieme a Tommaso Labranca e Salvio Cianciabella, e la classifica Play Tunes. In seguito alla cessione di Play Radio al Gruppo Finelco (con la conseguente trasformazione in Virgin Radio), Luca è tornato in ambito locale occupando il posto di direttore dei programmi a Radio Number One, emittente pluriregionale bergamasca.
Ogni giorno con Grant Benson [1] conduce dalle 9 alle 12 Gli Inaffidabili su Radio Number One. La domenica, sempre su Radio Number One, conduce il programma dedicato alla tecnologia, chiamato “Mr Gadget” , in onda alle 12 e in replica alle 23 con le Daily News. “Mr Gadget” è anche una rubrica del mensile MAXIM.

Cosa ha risposto Luca?

Il festival aiuta la radio o la radio aiuta il festival?

  • Ma secondo me il Festival non ha bisogno di aiuto poiche’ i numeri li fa sempre grandissimi. Mi chiedo se la percentuale di persone che lo seguono significhi anche gradimento. Agli artisti la Radio serve molto visto che negli ultimi anni di televisivo è rimasto ben poco, speriamo che quest’anno resti di piu’.

Il festival lo vince chi poi passa in alta rotation o chi vince l’ultima sera a Sanremo?

  • Chi riesce a portare anche nel tempo il risultato dell’evento televisivo. Lo scorso anno abbiamo visto ad esempio Nek che ha trionfato per un lungo periodo e per lui è stato un momento positivo . Quest’anno dobbiamo ancora individuare chi possa avere questo tipo di successo.

Canzoni a tratti molto diverse tra loro ma che poi alla fine quando si riascoltano negli anni ci fanno rendere conto che alcune di loro hanno lasciato traccia nel panorama della musica italiana. Ci sono pezzi che nascono in sordina e poi trionfano negli anni..cosa ne pensi?

  • Secondo me, infatti, nel corso di queste ultime settimane scopriremo canzoni che non ci sono piaciute e poi magari usciranno meglio. Avremo delle sorprese interessanti come ad esempio gli “Zero assoluto”, Alessio Bernabei con un pezzo molto ben fatto, Lorenzo Fragola..lo scopriremo dopo il festival.

Un’ultima domanda : perché i Radiofonici non presentano mai il festival?

  • Secondo me perchè sono molto bravi e poi sul palco farebbero sfigurare gli altri!

 

 

 

Paola de Simone

 

Paola De Simone conduttrice di In Blu ( Radio del circuito Sat 2000 C.E.I.)

Laureata in Storia e Filosofia e diplomata in Giornalismo Medico Scientifico .Sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2004. Nel 1999 ha iniziato a far pratica nella redazione del quotidiano “Il Tempo” d’Abruzzo, ma l’ interesse per la canzone italiana l’ ha orientata da subito verso settori specifici. Risale così al 2000 la stretta collaborazione con il sito MusicaItaliana.com, che ha gestito in qualità di Content Manager per circa tre anni. Dalla parziale fusione editoriale di MusicaItaliana.com e Rockol, massimo esponente della musica internazionale in rete, è nata anche la collaborazione con quest’ultima realtà giornalistica. Il 2003 è stato un anno importante perche’ ha caratterizzato anche il passaggio ufficiale dal web alla radio. Inizia così il mio rapporto di lavoro – in qualità di conduttrice, ideatrice e curatrice di programmi – con il circuito radiofonico InBlu, diretto dalla giornalista Paola Gallo e sulle cui frequenze curo e conduce da Roma “C’è sempre una canzone”. Nell’aprile 2007 collabora con Radio2 Rai alla conduzione del programma “Due di notte”.A maggio 2008 nasce il portale PopOn.it, di cui è stata editrice e direttrice fino al 2012. Attualmente cura un blog sulle pagine dell’Huffington Post. In campo editoriale ha collaborato alla stesura de “Il grande dizionario della canzone italiana”, curato da Dario Salvatori, e del “Dizionario completo della canzone italiana”, a cura di Enrico Deregibus. Nel novembre 2007 ha pubblicato per Manni Editori un libro scritto a quattro mani con Dario Salvatori, intitolato “Che canti! Il mito di Ernesto Guevara nella musica”. Nel 2010 ha pubblicato “Odio l’estate” (Donzelli) dedicato a Bruno Martino, con la prefazione di Vinicio Capossela.Ho maturato anche esperienza come presentatrice (tra i tanti eventi: un concerto italiano di Gloria Gaynor e il primo concerto virtuale su Second Life).

 

Cosa ha risposto Paola?

Paola De Simone ci ha risposto cosi’

 

Cosa pensa una radiofonica come te del festival?

 

 

Premesso che mi ritengo una “radiofonica” anomala, perché essendo una giornalista musicale ho un’idea di radio poco commerciale e molto mirata all’approfondimento, il Festival di Sanremo resta per me l’appuntamento principe del nostro lavoro. Non si può prescinderne e tocca mettere sempre da parte ogni forma di snobismo, a favore di una visione più nazional-popolare. Se questa operazione mi riesce bene in termini di spettacolo, personalmente fatico di più quando si parla di canzoni. Perciò trovo che questa edizione del Festival sia quasi perfetta sotto il profilo dell’intrattenimento, scorrevole e variegata, mentre non mi sento di promuoverla da un punto di vista artistico-musicale, perché la ritengo lontana dal dare una reale fotografia dello stato dell’arte.

 

  • E’ la radio che aiuta il festival o il festival aiuta la radio?

    Credo che il Festival non possa prescindere dalle radio, perché non può       certamente fare tutto da solo in termini di diffusione delle canzoni. E se una canzone non circola, il Festival fallisce. Anche se questo concetto è chiaramente minato dalla rete, che permette di ascoltare i brani in loop all’occorrenza. D’altro canto le radio negli anni hanno spesso dimostrato di centellinare gli spazi riservati alle canzoni provenienti dall’Ariston e questo allenta un po’ il legame – un tempo stretto – che c’è tra loro e Sanremo. Allo stesso tempo, però, non credo sia un cordone facile da tagliare, perché la richiesta di trasmettere le canzoni del Festival da parte degli ascoltatori è massiccia e non prestare orecchio a chi la radio l’ascolta sarebbe un gravissimo errore.

    3) Perché i radiofonici non presentano il festival?

  • Effettivamente, fatta la dovuta eccezione di Claudio Cecchetto, che presentò le prime tre edizioni degli anni ’80, e dell’attuale Carlo Conti, che dalle radio è partito, non mi sembra di ricordare altri presentatori affini al mondo della radiofonia. Credo che il vero motivo sia che il Festival di Sanremo è principalmente un prodotto televisivo e, come tale, va gestito da chi conosce certe dinamiche. Però non sarebbe male un’edizione affidata a qualche conduttore radiofonico; se serve una volontaria…

 

 

Marco Parce

 

conduttore radiofonico presso Radio In Blu precedentemente di Kiss Kiss Italia dalla sede di Napoli. Autore e conduttore di un programma che analizza mode, arti, letture e musica, con ospiti telefonici e con le segnalazioni di bufale telematiche e non solo di Paolo Attivissimo.

Cosa ha risposto Marco Parce?

 

Il punto di vista di un radiofonico sul festival?

 

  • Il festival è un rito collettivo, uno degli ultimi rimasti, è il festival della canzone italiana, e le canzoni sono il pane quotidiano delle radio. questo spiega perche a sanremo ogni anno arrivano radio grandi e piccole, anche piccolissime da tutta Italia, perché a questo rito musicale non si rimane immuni, come dimostrano del resto gli ascolti tv ed i numeri dei social. che poi sia uno spettacolo che col il tempo è sempre più pensato per la tv è un dato di fatto, ma il festival senza radio non può avere senso

 

E’ la Radio che aiuta il festival o il Festival aiuta la Radio?

 

  • Il festival in quanto spettacolo negli anni è diventato un prodotto prettamente televisivo e questo è innegabile, ma è altrettanto innegabile che quando la domenica si spengono le luci del palco sono solo le radio che possono contribuire al successo di una canzone prolungandone la vita fino alla primavera, e questo è un potere che è chiaro a chi organizza la promozione degli artisti che a sanremo infatti massimizzano l’esposizione mediatica grazie anche alle radio piccole e piccolissime che dicevamo prima

 

Perchè i radiofonici non presentano il festival?

  • io credo che siano semplicemente 2 linguaggi diversi. Certo l’esperienza della radio è una palestra formidabile per la tv e l’esempio di Carlo Conti è evidente; mi ricordo negli anni 80 un paio di edizioni del festival co-condotte da radiofonici che non mi pare siano passate alla storia, ma forse erano altri tempi e ancora altri linguaggi. io credo che nel futuro della radio ci sia più una fusione col mondo del web, ma questo è un altro argomento. ..

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