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Siamo già a 6 mila €. Sempre più vicina l’isola neonatale di Tiziano Chierotti

Il suo libro benefico in presentazione in tutta Italia. I genitori Gianna e Piero “Nè rabbia né odio. Come ci ha chiesto Tiziano da lassù, la prima Messa di suffragio l’abbiamo fatta dire per il giovane talebano che lo ha ucciso”

Arma di Taggia. Il Caporal Maggiore degli Alpini di Arma, Tiziano Chierotti “sta continuando a vivere” facendo del bene, soprattutto ai bambini, come è sempre stato nella sua natura.

Ad oggi, infatti, il libro “Tiziano Chierotti…presente”, a lui dedicato e ad acquisto in offerta libera, in poco più di un mese dall’uscita ha già incassato i primi 6 mila euro dei circa 12/15 mila che ci si prefigge di incamerare per donare all’Ospedale Borea di Sanremo un’attrezzatissima isola neonatale che permetterà di salvare bambini con ogni tipo di problematica senza rischiare la vita perdendo tempo prezioso nel trasporto dell’unica struttura idonea ad oggi esistente al Gaslini di Genova.

Perché per lui i bambini erano, anzi, sono il bene più prezioso dell’umanità; quello per cui aveva deciso di andare in Afganistan.

Per questo oggi Tiziano è il regista di tutto: perché salvando una vita si salva tutto il mondo. Ne sono certi i suoi genitori, Gianna e Piero, totalmente guidati da incredibili “segnali” nelle decisione di progetti “buoni” a beneficio del tessuto sociale.

A casa sua tutto parla di lui: foto, targhe e, in una bacheca trasparente, quello stivale dilaniato a potente e dolorosa testimonianza della sua dipartita a Syav, in Afganistan, il 25 ottobre 2012.

Una mamma e un papà che si dicono completamente cambiati da una tragedia che loro cercarono in tutti i modi di fuggire nelle possibilità, esprimendo da subito a Tiziano il totale disaccordo col suo desiderio di partire: “Un peso sul cuore di Tiziano che oggi, forse, è l’unica cosa che non ci perdoniamo, perché sappiamo che la sua è stata una scelta di vita dedicata agli altri e di questo ne siamo orgogliosi”.

Il nostro giovane (7 Ottobre 1988) militare Tiziano Chierotti lavorava, come gli altri, in tende nel deserto: era il Radiofonista del Capitano: teneva tutti i contatti con la base e con tutti i mezzi operativi. Un lavoro di responsabilità.

Era li perché aveva deciso di portare legalità e pace in quei villaggi martoriati dalla guerra: i contingenti italiani per gli afgani costruivano infatti pozzi d’acqua, portavano medicinali e coperte. Insegnavano agli eserciti locali come difendersi, infondendo in loro la cultura e la bellezza della democrazia.

A ucciderlo è stato un giovane amico afgano, uno dei molti che ogni giorno aiutava, ma che si rivelò un traditore infiltrato. “Non abbiamo mai provato ne rabbia ne odio. – racconta ora la famiglia – anzi, come ci ha chiesto Tiziano da lassù, la prima Messa di suffragio l’abbiamo fatta dire per il giovane talebano che lo ha ucciso”. 

Emozionante, per i parenti, l’abbraccio che il 25 settembre Papa Francesco volle dar loro a Roma e al quale, tre giorni dopo, seguì la sua incredibile telefonata, amorevole e consolatoria. Non poteva che essere così perché Tiziano, in tutte le testimonianze è disponibilità, bontà, generosità, sorriso. Famiglia, amici, lavoro erano i suoi pilastri; argomenti di cui, solo due giorni prima di andarsene, aveva chiacchierato con Don Cesare, il suo Cappellano Militare della Caserma di Cuneo che oggi firma il libro-ricordo “Scrivo a te…” che i genitori considerano un autentico testamento spirituale dedicato ai giovani.

Una descrizione umana sapientemente fissata anche dalla professoressa Franca Soracco Mazzei ne “Tiziano Chierotti…presente” il libro – primo progetto sociale a sua memoria – che a breve verrà presentato alla Caserma Vian di Cuneo (dove prestata servizio Tiziano), alla Caserma di Fossano, alla Base Logistica dell’Esercito Liguria che ha sede a Genova, a La Spezia e ancora a Bologna oltreché in un Comune limitrofo. A far da garanzia di trasparenza nella gestione dei progetti, la neonata Associazione.

Intanto, ogni giovedì sera la famiglia Chierotti apre la porta di casa propria a genitori della zona che hanno perso il proprio figlio, e pregano insieme (se condiviso, il tormento dell’anima sembra più leggero). “Ora noi camminiamo sulla sua strada, nella sua scia – commentano Gianna e Pieroperché Sorprenderci vuol dire rinascere”.

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