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L’invasione del popolo di Don Pasquale a Sanremo: “No al trasferimento del nostro parroco” fotogallery video

Il corteo e’ partito dal casinò e si è snodato lungo le vie della città come fermandosi dall’Ariston e piazza Colombo

Sanremo. Oggi i colantini, grandi e piccini, hanno invaso la città, manifestando per il loro amato parroco. Sono scesi in strada con striscioni e cartelloni guidati dalla banda musicale di Coldirodi, attraversando via Matteotti distribuendo volantini per dire no al trasferimento, dopo 25 anni di permanenza, di don Pasquale Traetta dalla popolosa frazione di Sanremo alla val Roya.

A manifestare in maniera pacifica e ordinata erano crica 200 persone che hanno lanciato un messaggio al vescovo Suetta di non trasferire don Pasquale e che tutto il paese continuerà a lottare per avere il suo amato parroco. “Desideriamo dimostrare – affermano i parrocchiani – che la nostra non e’ una lotta di quartiere ma un’affermazione dei principi su cui è fondata la nostra comunità, principi di solidarietà, amicizia, collaborazione, partecipazione, di percorso spirituale .”

Il paese molto legato al parroco si è mobilitato sotto un colorato e pacifico corteo multietnico e multireligioso, perchè erano presenti anche i residenti stranieri e di fede non cattolica come la comunità araba, romena e albanese.

Il corteo e’ partito dal casinò e si è snodato lungo le vie della città come fermandosi dall’Ariston e piazza Colombo.

Ecco il testo integrale della supplica inviata in Vaticano attraverso canali non ordinari per poter giungere sulla scrivania del Santo Padre.  

Le iniziative della Comunità di Coldirodi hanno trovato l’appoggio di buona parte del Consiglio Regionale della Liguria, a partire dal Governatore Giovanni Toti, firmatario della scheda di adesione assieme ad altri 11 consiglieri di centrodestra.

Lettera al Santo Padre Francesco sottoscritta virtualmente da 500 firmatari della comunità parrocchiale di San Sebastiano di Coldirodi (Sanremo).

Coldirodì, 13 gennaio 2016

 Santità,

la Parrocchia di San Sebastiano di Coldirodi raccoglie duemila battezzati in buona armonia con qualche centinaio di immigrati di altri paesi e diverse religioni.

Qui il senso di comunità è forte, più forte delle razze e delle fedi professate; dopo qualche mese gli immigrati si sentono a casa e i loro figli giocano a nascondino in piazza, sotto la regia attiva del Parroco, don Pasquale Traetta.  

Alla Santa Messa della notte di Natale le famiglie musulmane portano i bambini ad assistere, con rispetto, alla funzione religiosa, sedendosi nei primi banchi accanto ai compagni di scuola e di giochi cristiani.

Una parrocchia modello, quella di don Pasquale, che in 25 anni di predicazione gioiosa, di disponibilità ecumenica, di sostegno dei deboli, di accoglienza e di proficuo dinamismo organizzativo, ha portato a far coincidere la comunità civile con quella parrocchiale.

Squadra vincente non si cambia, direbbero gli amanti del calcio.

Invece S.E. Mons. Antonio Suetta, Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, ha deciso che don Pasquale debba essere “premiato” e immediatamente, con il trasferimento fra i monti della Val Roja, ad occuparsi di tre Parrocchie, più ricche di capre che di anime.

Più che per una reale necessità di trasferimento, a molti sembra che il Vescovo abbia agito secondo la classica ed abusata logica del “promoveatur ut amoveatur”.

La comunità di Coldirodi, in mancanza di motivazioni plausibili per un atto quasi provocatorio, è insorta all’unisono e si è mobilitata per chiedere che don Pasquale possa proseguire nella sua opera pastorale nella Parrocchia di San Sebastiano.

Mentre Mons. Suetta ribadisce ai media, sorridente, la sua decisione, la comunità risponde raccogliendo 500 firme di sostegno a don Pasquale da parte di amministratori pubblici, imprenditori, professionisti, professori, artigiani e semplici fedeli e cittadini, uniti e compatti nel contestare il trasferimento nel merito e nel metodo.

In testa numerosi rumeni, albanesi, marocchini e sudamericani, anche di altre fedi.

Da dieci giorni i quotidiani, i networks, le radio e TV locali sono ricchi di servizi ed interviste in favore di don Pasquale e a Sanremo non si parla d’altro.  

Ora, l’imminenza del Festival canoro, di cui don Pasquale è da 20 anni l’amato e stimato referente spirituale, sta rilanciando prepotentemente la polemica sui media nazionali e l’improvvida decisione di Mons. Suetta rischia di essere sottoposta al giudizio mediatico diretto di una platea che trascende, dilagando, la sfera parrocchiale.

In quest’anno di Giubileo, di misericordia e di porte spalancate, la nostra comunità, disorientata e sconvolta, trova sbarrate le porte del Palazzo vescovile, sordo ad ogni supplica ed irremovibile sull’esilio sentenziato.

Santità, a nome della comunità di San Sebastiano di Coldirodi noi La supplichiamo di volgere lo sguardo verso quest’angolo di Liguria dove il Suo alto messaggio di unità, di accoglienza, di misericordia e di amore è stato raccolto dai fedeli, guidati da un parroco illuminato, ma fatica ad attenuare l’autoritarismo controproducente della gerarchia diocesana.

Nella speranza di una Sua attenzione favorevole, atta a ristabilire quel senso di appartenenza solidalealla comunità parrocchiale che, in caso di trasferimento di don Pasquale, verrebbe sicuramente meno, rivolgiamo a Sua Santità questa nostra supplica e La salutiamo con deferenza.

 

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