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L’incalcolabile patrimonio all’uncinetto di Piera Laura dal Papa e ora in un testamento foto

Esclusiva a Riviera24 “Ecco a chi donerò i capolavori che mi hanno salvato la vita”

Bajardo. Con nel cuore l’immensa pienezza di aver fatto dono a Papa Francesco di una delle sue opere, ora è deciso: i capolavori di inestimabile valore realizzati all’uncinetto da Maria Petronilla Laura, per tutti Piera, andranno in donazione. Ognuno avrà una destinazione ben definita.

E’ Riviera24 a raccogliere, in esclusiva, il volere della stessa nonna Piera che, sentendo ormai il peso dei suoi quasi 86 anni (è nata il 3 settembre 1930), in questi giorni ha così espresso le sue volontà, in una sorta di testamento artistico (e per lei anche religioso) che a breve verrà formalizzato.

Si tratta di una moltitudine di manufatti all’uncinetto, in lavorazione filet. La “Pietà di Michelangelo”, “Cristo Risorto”, l’Annunciazione, la “Natività del Botticelli”, il “Battesimo di Gesù”, la “Pesca Miracolosa”, il “Cristo del Cimabue” (al momento esposte nei locali delle ex scuole del Comune di Bajardo), oltreché la “Madonna della Divina Provvidenza”, “Cristo con la corona di spine”, “Maria Teresa di Calcutta”, la “Madonna di Lourdes” solo per citarne alcuni. Opere che si sommano ad oltre 50 angeli già a Ceriana (nella frazione bajocca di Berzi, a Castelvittorio, ma anche a Roma, in Toscana e in Germania), svariati copriletti, quadri minori e ogni tipo di merletto, primo fra tutti il pizzo di circa 6 metri per 60 cm – per un altare di una chiesa di Genova.

Centinaia di meraviglie che lasciano senza fiato, anche per la grandezza (basti guardare la Natività del Botticelli e L’Ultima Cena”, quest’ultima lunga 2.95 metri).

E proprio per l’impegno che queste dimensioni rappresentano (anche economicamente), il lascito a realtà che fossero al di fuori della sfera familiare, a Piera, in accordo con i suoi cari, è sembrata alla fine la miglior decisione.

Ecco allora che:

la “Pietà di Michelangelo” e “Cristo Risorto” andranno a Tomas,il seminarista che abita a Bajardo e a cui Piera è riconoscente per aver portato e fatto conoscere ad Arenzano alcune sue creazioni affinché potessero essere ammirate da un vasto pubblico;

alla Parrocchia di Bajardo, guidata da Don Ferruccio Bortolotto, la “Natività del Botticelli” e il “Battesimo di Gesù”;

all’amico sincero Padre Stefano, dell’Ordine del Preziosissimo Sangue e in servizio a Bagnoregio (Viterbo) ma spessissimo a Bajardo proprio per salutare Piera e visitare le sue mostre, la “Pesca Miracolosa” e il “Cristo del Cimabue”;

alla Parrocchia di Ceriana, seguita dal Don Franco Duvant, la “Madonna”;

“Santa Lucia” ai compaesani Gianni Taggiasco e la moglie Giancarla, per la gentilezza usatale in questi giorni in cui la sua salute sta facendo i capricci;

la “Nascita di Gesù” all’ex sacerdote Marco Gasciarino che le ha organizzato mostre a Bordighera.

E poi al Sindaco di Bajardo Jose Littardi, a cui nel 2005 ha già donato nel 2005 il “Cristo con la Croce e Simone di Cirene”, regalerà anche il “Cristo con la corona di spine” mentre la “Madonna della Divina Provvidenza” rimarrà invece appesa nella camera di Piera, in ricordo della sua amata mamma.

 Ovunque, in casa sua, si respira un forte credo religioso e non vi è angolo in cui non ci siano i suoi manufatti in bella mostra affianco a statuine e santini di ogni sorta e tanti ricordi ad essi legati, uno su tutti la Corona del Rosario con lo Stemma Papale donatole dal Pontefice a ringraziamento del quadro di “San Francesco che sostiene la Chiesa” da lei stessa portato a Roma il 1 Aprile 2015 e che ora campeggia nelle sale vaticane.

 La sua, una passione per il lavoro all’uncinetto che nel 1966 l’ha saltata. Voleva suicidarsi Piera, piegata dalle sofferenze di una vita difficile e il sogno mai realizzato di una famiglia tutta sua, con dei figli e unita e felice. “Quella finestra aperta fu per parecchio la mia tentazione, per farla finita”. A farla desistere e a stimolarla nell’intraprendere un nuovo passatempo che le riempisse il cuore e le notti d’angoscia fu la cognata Mina che la iniziò a realizzare il primo quadretto per confezionare una semplice copertina di lana (quella che nella foto appare appoggiata sul letto). “Non avevo mai tenuto in mano un uncinetto, ma alla fine capii che la vita è un dono troppo prezioso per essere gettato via” . – racconta ancora nonna Piera col groppo in gola, accarezzando il suo cagnolino Toy.

 Una semplicità disarmante che viaggia insieme ad una dignità non comune. Di questa pasta è fatta Piera che a ricamare ci passa i giorni ma anche le notti; per un quadro vengono impiegati anche più di sei mesi.

Anche il carico finanziario per realizzare un’opera non scherza: la cornice più economica l’ha pagata 300 euro per arrivare a sborsare 950 euro per la più costosa, più 50 euro di tela. A questo si somma la quantità di gomitoli di filo necessario per un quadro (si parla di parecchie decine), il trasporto da Sanremo a Bajardo (altre 50 euro) e i disegni in cartamodelli, che si fa arrivare da mezza Italia (e che possono arrivare a costare anche 70 euro l’uno). Incalcolabile, infine, il tempo e la manodopera “nell’unica semplice speranza – commenta – che ciò che ho realizzato in tutta la mia vita vada in mani consapevoli del capitale economico che ogni opera riveste, ma anche rispettose del significato spirituale che su quei ricami ho voluto fissare per sempre.

 Nel frattempo nonna Piera prosegue il suo instancabile lavoro all’uncinetto, ora tutto proteso a realizzare Papa Giovanni XXIII, per tutti il Papa Buono, finché questa vita glie lo concederà, alzando gli occhi al cielo a cui la sua arte è dedicata.

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