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Bordighera, parlano gli operatori del mercato coperto: “C’è troppo menefreghismo” foto

Le idee per rilanciare il mercato. L'opinione di chi ci lavora e quella di una turista: "Punto irrinunciabile per chi ama la qualità"

Bordighera. Orari personalizzati, burocrazia poco elastica, mancanza di controlli e scarsa organizzazione: sono questi i principali punti da rivedere per rilanciare il mercato coperto della Città delle Palme.

I banchi all’interno della struttura si contano sulle dita delle mani e questo, già di per sé, non è un elemento che attiri clienti.
“Le richieste ci sono: in tanti vorrebbero un negozio qui”, dicono i commercianti, “Ma la burocrazia è troppa: io ci ho messo diciotto mesi per aprire la mia attività. Sono tanti, troppi”. “Come si può pensare che qualcuno stia tutto quel tempo senza lavorare in attesa di avere un banco?”, fa eco la titolare di un’altra attività.
“C’è troppo menefreghismo”, continuano, “Anche da parte del Comune che dovrebbe valorizzare la struttura”.

Il mercato non è un insieme di negozi, ma un organismo complesso in cui tutti svolgono un ruolo fondamentale per garantirne la sua stessa sopravvivenza. “Non è possibile che non ci siano orari per tutti uguali: qui ognuno fa quello che vuole. Ma non esiste!”.
“Già gli orari dovrebbero essere diversi”, continua una commerciante, “Come lo sono in tutti gli altri mercati: si apre la mattina alle 7 e si va avanti fino alle 14,30 o alle 15. Invece noi chiudiamo proprio nella pausa pranzo, ovvero nel momento in cui la gente si aspetta di trovarci aperti. E’ assurdo”.
Durante l’inverno, infatti, il mercato apre alle 7 e chiude alle 13 per poi riaprire alle 15,30 fino alle 19. “E non è nemmeno per tutti uguale: ognuno fa quello che vuole con la conseguenza che si viene a creare, soprattutto nel pomeriggio, questa desolazione“.

“Dovrebbero esserci più controlli da parte del Comune”, dice un altro commerciante, “E lo stesso Comune dovrebbe imporre un orario che tutti devono rispettare”.

Le idee per rendere la struttura più appetibile non mancano: “A Natale ho proposto di portare qui i banchi del mercatino, per riempire il secondo piano e portare un po’ di gente”, racconta una commerciante, “Ma non sono stata ascoltata”. “Si potrebbero portare qui i banchi che il giovedì e il sabato mattina fanno i mercatini in piazza della Stazione”, dice una collega.
“E poi non è che dobbiamo inventare nulla: basterebbe guardarsi intorno e copiare ciò che fanno le altre città, dove i mercati funzionano“, aggiunge.

A dire la sua opinione è anche una turista milanese: “Il mercato offre prodotti di qualità e per questo è un punto irrinunciabile per chi ama le cose buone, in ogni campo. Qui troviamo sempre prodotti ottimi, dalla carne alla frutta, dal pane fino ai fiori. Quello che manca è un collegamento, un flusso continuo di persone. E questo ci sarà solo se aumenterà l’offerta, se si porteranno altre attività qui”.
“Abbiamo apprezzato tantissimo quanto fatto per il parcheggio coperto”, conclude la turista, “L’idea di poter far la spesa e trovare comodamente un posto, senza pagare nemmeno la prima ora ci è piaciuta. Ma non basta per rilanciare il mercato”.

Il mercato dovrebbe essere un centro di aggregazione, un luogo in cui non solo si fa la spesa, ma si incontrano le persone, si scambiano opinioni, si beve un caffè o si sorseggia un bicchiere di vino: questo sembra essere il sogno di tanti commercianti. Un luogo vivo e frequentato, come era in passato. “Era più bello il mercato vecchio”, dice una commerciante che lavora qui da anni, “Da quando hanno messo quel catafalco nel mezzo (si riferisce all’ascensore) la struttura è molto più triste. E poi, con tutti questi pilastri, non ci vediamo neanche più tra di noi”.

Tornare indietro non è ovviamente possibile, ma migliorare, invece, lo è.

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