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Peschereccio matuziano sequestrato dai francesi, associazione pescatori: “era in acque italiane” foto

Parla Alessandro Capelli dell'ANAPI pesca

Ha pescato in Italia, completando la traina della rete in acque territoriali, poi e’ ‘transitato’
in acque francesi nella fase di salpata, senza violare leggi. Lo afferma l’associazione di pescatori Anapi riguardo al peschereccio Mina di Sanremo, sequestrato dalle autorità francesi in acque di confine.

“I pescherecci hanno l’apparecchio ‘Blue Box’ che serve per verificare i tracciati di pesca e il sistema Ais – spiega Alessandro Cappelli dell’Anapi -. E’ facile capire come il traino sia finito in acque italiane per via della velocita’ di appena due o tre nodi del peschereccio, poi nella fase di salpata, che dura oltre un’ora, la velocita’ aumenta e si potrebbe anche sconfinare ma questo e’ transito e non pesca. Ripeto in tutte le sedi cercheremo di contestare metodi pirateschi nella comunita’ europea”.

Fin da ieri sera, attraverso vhs o cellulari, la notizia del sequestro del peschereccio Mina di Sanremo da parte della gendarmeria francese ha fatto il giro della flotta ligure da pesca, da ponente a levante. “Al di la’ della solidarieta’ – dice Alessandro Cappelli, consigliere nazionale Anapi Pesca e
comandante di un peschereccio a strascico di Sestri Levante – il caso del Mina e’ da segnare nei sequestri di mezzi e persone. Il primo racconto fornito da altri pescatori che si trovavano in
zona impegnati nella pesca del gambero rosso in fondale di 500 metri – dice Cappelli – parla di apparati radio staccati e cellulari dell’equipaggio sequestrati senza possibilità neppure
di avvisare le famiglie, preoccupate anche per le difficili condizioni del mare”.

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