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Bordighera, a breve i lavori sulla “rotonda della discordia” foto

Reperti sì, reperti no? Tante le differenze tra quanto asserì la Soprintendenza nel 1991 e il parere dato dall'attuale soprintendente

Bordighera. La riqualificazione della rotonda di Sant’Ampelio è alle porte: ottenuto lo svincolo dal patto di stabilità e pubblicato il bando relativo alla gara d’appalto, manca ormai solo l’apertura delle buste contenenti le offerte delle varie ditte per conoscere il nome dell’aggiudicatario dei lavori.

Attesi i tempi necessari per espletare le formalità burocratiche e controllare i requisiti della ditta appaltatrice, inizieranno i lavori veri e propri. Da quel momento in poi, le certezze vengono meno. Soprattutto viste le discrepanze tra quanto emerse nel 1991 e quanto, invece, è stato rilevato dagli studi effettuati per il nuovo progetto della rotonda.

“Anticamente esisteva qui un castello, distrutto dai genovesi, e vi aveva sede un collegio di canonici che officiavano l’abbazia di Sant’Ampelio. Antiche carte segnano a questo punto il villaggio di Seve, Sepe o Sepelgium distrutto dai saraceni. Scavando il terreno si trovano ancora oggi scheletri umani che non si sa precisare se avanzi di un cimitero o vittime delle distruzioni di cui abbiamo accennato”. La zona a ovest di Sant’Ampelio, come si evince dalla lettura della “Guida di Bordighera”, pubblicata da Dino Taggiasco nel 1933, potrebbe conservare reperti archeologici notevoli, addirittura anteriori al nome stesso della Città delle Palme.

A testimoniarlo sono anche le numerose carte settecentesche, riportate tra l’altro, nella relazione redatta dall’archeologo Claudio Mastrantuono incaricato di realizzare la verifica preventiva di indagine archeologica (ai sensi dell’art.95 della legge 163/2006) per il nuovo progetto.

In tutte le mappe, proprio nel luogo in cui si andrà a scavare per realizzare l’anfiteatro previsto in progetto, è riportato un monastero: un luogo di culto, per un certo periodo presidiato dai monaci legati all’abbazia di Montmajour, legato a Sant’Ampelio.

Proprio la possibile presenza di reperti archeologici, il 9 maggio del 1991, aveva fatto sì che il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nella persona della dottoressa Giuseppina Spadea (soprintendente dell’epoca) ponesse una conditio sine qua non alla realizzazione del progetto presentato da “Albergo Casinò Beach” che prevedeva, tra l’altro, la costruzione di garages interrati. Si legge nel documento: “Notizie storiche d’archivio nonché gli studi condotti da Nino Lamboglia, sulla base del ritrovamento della più antica fase della chiesa di Sant’Ampelio (XI secolo), confermano la potenzialità archeologica del sito in relazione, soprattutto, all’esistenza del monastero benedettino, sorto insieme alla chiesa e legato al culto di Sant’Ampelio […] Poiché il progetto di Albergo Casinò Beach prevede la realizzazione di garages interrati proprio nel sito in questione, questa Soprintendenza, in considerazione di quanto sopra esposto, chiede che vengano eseguiti scavi archeologici preventivi, all’esito dei quali sarà subordinato il parere di competenza”.

Il progetto non ebbe seguito e gli scavi preventivi non furono mai realizzati. Non se ne parla nemmeno nella relazione del dottor Mastrantuono, redatta, come si legge nello stesso documento, il 9 dicembre 2015, ovvero il giorno precedente alla conferenza dei servizi deliberante. La tempistica non preoccupa l’attuale sopraintendente ai beni archeologici, il dottor Luigi Gambaro: “La relazione è un parte del progetto. Lo impone l’articolo 95 del codice degli appalti che, in fase di progetto, chiede la redazione di un documento – “verifica preventiva di interesse archeologico” – da parte di una persona che aveva i titoli per farlo, sotto commissione del Comune di Bordighera”.

“Una relazione”, continua Gambaro, “Inserita, come atto dovuto, all’interno del progetto che abbiamo approvato noi insieme a decine di altri enti”.
“Il documento di verifica è l’atto preliminare obbligatorio in caso di interventi pubblici che richiedano scavi, cioè abbassamenti delle quote rispetto allo stato attuale”, spiega il soprintendente, “Visto che comunque un po’ di scavi sono necessari, il Comune, come richiesto dalla normativa, ha fatto preparare il documento di verifica preventiva dell’interesse archeologico”.
Il fatto che la relazione sia pervenuta soltanto il giorno prima della conferenza non cambia la sostanza: “Mi sono espresso in base a quel documento che ho ricevuto prima della conferenza”, sottolinea il dottor Gambaro, “E’ arrivato con qualche minimo tempo di ritardo rispetto al progetto, è vero, ma comunque il progetto è stato integrato”.

La possibilità di scoprire qualcosa di importante a livello archeologico, secondo la soprintendenza odierna, non è così scontato. Anzi.
“Teniamo conto dell’esistenza di un rischio “medio” della possibilità che quei pochi, pochissimi scavi che sono necessari possano in qualche modo richiedere un controllo che peraltro assicuriamo sempre in questi casi”, risponde Gambaro. Riferendosi, con l’espressione “quei pochi, pochissimi scavi”, agli oltre 5mila metri cubi di sbancamento previsti nel progetto della nuova rotonda.
“Comunque sia abbiamo dato prescrizioni che dovranno essere ovviamente ottemperate”, replica il Soprintendente, “Mi sembra che la tutela dell’eventuale patrimonio sia salva anche in questo caso. Abbiamo esercitato, come facciamo solitamente, il nostro dovere di tutelare, in casi di scavi come questi, il patrimonio culturale”.

Il progetto non comporterà, dunque, nessun rischio per i possibili reperti che potrebbero emergere dagli scavi: questo la Soprintendenza lo assicura.
A differenza di quanto si pensava nel 1991, “da tutta una serie di elementi e di dati si evince che la situazione non è di un rischio assoluto”, spiega il Soprintendete: “Non sono mai state trovate, nella zona circoscritta dai lavori, delle testimonianze archeologiche per cui ci saremmo mossi in una maniera ben diversa. E’ una zona che sorge in gran parte su una spiaggia tra l’altro ampiamente modificata sia dall’erosione che da successivi apporti quindi, se davvero c’era qualcosa di antico o di medievale è estremamente improbabile che ci sia rimasto. L’intervento più a monte, invece, che prevede degli arretramenti e degli abbassamenti di quote è in una zona che presenta un qualche rischio, ma non certo un rischio tale da poter richiedere di imporre degli scavi preventivi, anche perché gran parte dei lavori già fatti quando è stato costruito il casinò hanno ampiamente devastato il sedime”.

I lavori inizieranno, dunque. E, come si legge nel bando di gara, dovranno durare 240 giorni naturali e consecutivi. Fatto possibilissimo se, come crede l’attuale Soprintendenza, la possibilità di ritrovare reperti degni di nota è quasi impossibile. E se invece, a vederci giusto, fosse stato il soprintendente in carica nel 1991?

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