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Terrorista o mitomane? La strana storia di Diego Berardi nata da una tragedia familiare fotogallery

Chi lo conosce (ma sono in molti e tutti lo conoscono solo superficialmente) lo descrive come un ragazzo mite, sconvolto come tutta la sua famiglia dalla tragica morte della sorella, datata 14 novembre 2001.

Imperia. “Un bravo ragazzo, forse un pò matto”. E’ questo il leitmotiv quando qualcuno che lo conosceva parla di Diego Berardi, il 40enne arrestato pochi giorni fa in Francia, vicino a Strasburgo, su mandato di cattura internazionale.

Da ragazzo aveva frequentava l’Istituto Ruffini a Porto Maurizio.

“Diego è un bravo ragazzo, un ragazzo d’oro. Davvero buono. Girava in città a bordo della sua Fiat 500 e aveva sempre la musica a manetta” racconta una commerciante che ha un’attività in via Bonfante.

“Girava da solo per Imperia. Non aveva una compagnia di amici. Solo a volte, lo si vedeva passare in auto con un’amica” racconta un giovane.

Chi lo conosce (ma sono in molti e tutti lo conoscono solo superficialmente) lo descrive come un ragazzo mite, sconvolto come tutta la sua famiglia dalla tragica morte della sorella, datata 14 novembre 2001.

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Un decesso (la ragazza fu investita alla fermata del bus da un ubriaco) che lasciò “a terra” anche i genitori di Diego, letteralmente morti di crepacuore gli anni seguenti.

Lui, da canto suo, dopo un primo tentativo di ritorno alla normalità con la candidatura alle elezioni cittadine del 2002 nelle liste del Ccd e qualche puntatina al Ciccione per tifare l’Imperia, da quel giorno, si è lasciato sempre più travolgere dal disagio.

L’agenzia immobiliare in piazza Doria che gli avevano aperto i suoi genitori, più che come luogo di lavoro, veniva usata come una sorta di discoteca, con la musica sparata a tutto volume.

Nel 2005 poi, sempre per colpa della musica alta, questa volta a casa sua, erano intervenuti i carabinieri nella sua abitazione di Largo Ghiglia, dove viveva con i nonni: accolse i militari imbracciando un fucile.

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Ma Berardi, nonostante questo gesto e il più grave ritrovamento dell’esplosivo, anche per gli inquirenti, rimane sempre un punto interrogativo.

Un quesito la cui risposta quasi certamente deve essere ricercata nel disagio mentale e non nel terrorismo jihadista.

Ma la certezza matematica ancora non c’è. E di questi tempi tutti vanno avanti, tranne Diego, con i piedi di piombo.

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