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Ventimiglia, i musulmani contro i terroristi: “La nostra è una religione di pace” fotogallery video

Un centinaio le persone raccolte per la tradizionale preghiera del venerdì. E prima un momento di riflessione sugli attentati di Parigi

Ventimiglia. E’ un venerdì diverso, quello che si vive oggi al centro islamico della città.
L’affluenza di musulmani raccolti in preghiera non è cambiata: un centinaio di persone, tra cui quattro donne protette da una paratia che le avvolge completamente, è intenta ad ascoltare la preghiera dell’Imam Mohammed Babi.

Succede ogni venerdì, alle 12:35.

I musulmani arrivano silenziosi, lasciano scarpe e calze all’ingresso, ed entrano all’interno della moschea.

A essere diverso, però, è l’argomento di cui si discute: gli attentati di Parigi.
“Noi siamo innocenti”, dice l’Imam, “I musulmani non c’entrano nulla con gli attentati. I terroristi sono persone che contestano anche l’insegnamento del nostro profeta Maometto”.

Il Corano lo dice chiaramente: “Chi uccide un uomo è come se uccidesse l’umanità intera”.
“La nostra è una religione di pace”, spiega Babi, “Una religione che vuole coesistere con quella cristiana ed ebraica. I terroristi sono delinquenti, persone fuori di testa. Non sono veri musulmani”.

“Prova ne è”, spiega un fedele, “Che ad essere colpiti sono anche paesi islamici, come l’Algeria, la Tunisia e il Marocco, dove le vittime sono anche musulmani”.

“Noi cerchiamo di combattere l’estremismo”, dice l’Imam, a Ventimiglia da tre mesi. E’ stato il primo Imam in Italia, Mohammed Babi, a condannare pubblicamente i gruppi Daesh: era il 6 novembre 2014 quando pronunciò un discorso di lotta al terrorismo.

Delinquenti e assassini come tutti gli altri, i terroristi che a Parigi hanno ucciso 132 persone. “Come le brigate rosse in Italia, come i baschi in Spagna: non c’è differenza: sono colpevoli del peccato più grave: l’omicidio”.

Una differenza per la verità c’è: i jihadisti dicono di uccidere in nome di Allah. “Ma questo non è vero”, ribatte l’Imam, “Perché il profeta non dice questo”.

“Questo è un luogo di integrazione”, dice soddisfatto Chakib Abdelhak, maestro di arti marziali, che mostra orgoglioso gli articoli di giornale che parlano del centro islamico ventimigliese in modo positivo. “Qui insegniamo l’italiano ai bambini arabi che non lo sanno”.

Chi frequenta la moschea della città? Non solo residenti, ma anche tanti francesi: vengono da Mentone tutti i venerdì, per la preghiera. Tra loro entra anche l’Imam della cittadina francese.

“Qui a pregare vengono persone tranquille, non ci sono estremisti”, dichiara l’Imam, prima di prepararsi per la preghiera, “E se ci fossero noi lo segnaleremmo subito alle forze dell’ordine, perché il nostro è un centro di pace”

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