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Seborga e Taggia: parte la sfida alla ricerca della più antica coltivazione di olivi taggiaschi fotogallery video

Una pianta plurisecolare potrebbe aggiudicare il primato al Principato di Seborga

Seborga. Non è un’impresa semplice, quella in cui si sono imbarcati Flavio Gorni ed Emanuela Rebaudengo che, nel loro terreno, possiedono una pianta di olivo di varietà taggiasca plurisecolare e, oggi, vorrebbero dimostrare che proprio quel gigantesco esemplare di ulivo è la testimonianza di un primato: non sarebbe Taggia, dunque, la località che, per prima, ha iniziato a produrre l’olio taggiasco. Ma Seborga.

Per riuscire a scoprire la vera età dell’albero, è stato contattato il Dottor Agronomo Roberto Garzoglio, che a seguito di rilievi, misure e un approfondito studio della pianta, arriverà a stimare nel modo più preciso possibile l’età della stessa.
“Non è semplice”, ha dichiarato il professionista, “Perché bisogna risalire al colletto originario dell’albero”. Il colletto è la parte della pianta che fuoriesce dal terreno, la base del tronco, in pratica. Ma trattandosi di un albero plurisecolare, il colletto originario è sicuramente nascosto sotto strati di terreno.
La pianta, oggi, ha un diametro di otto metri: “Questo significa che ha all’incirca ottocento anni”, ha spiegato Garzoglio. L’agronomo prossimamente compirà un vero e proprio lavoro di scavo “archeologico” per trovare la base dell’albero: il diametro della pianta, dunque, è destinato ad aumentare. E, di conseguenza, aumenteranno anche gli anni dell’imponente olivo, alto più di dodici metri.
“E’ un vero e proprio monumento”, ha continuato l’agronomo, “In questo caso un monumento della natura. Quest’albero, come molti ulivi d’altronde, è riuscito a passare indenne i secoli, adattandosi al territorio in cui è cresciuto”.

“Si stima che i monaci benedettini siano arrivati qui a Seborga nell’anno 1000″, racconta Flavio Gorni, “Forse anche prima, nel 700″. E’ ancora visibile e, per un certo tratto, percorribile, una grotta creata per raggiungere una sorgente d’acqua ed irrigare i terrazzamenti che i monaci-agricoltori avevano coltivato.
Una grotta stretta e solida, scavata per una profondità di almeno 25 metri e sostenuta da muri ad arco sorretti da volte. Al suo interno, oltre all’acqua, sono visibili le stalattiti formatesi nel corso del tempo.

Anche la grotta, insieme ai volumi scritti dai monaci e conservati da Flavio Gorni, racconta una storia che potrebbe rivoluzionare il concetto di olio taggiasco. “Questa varietà non è nata a Taggia”, ha dichiarato Gorni, “Sono stati i monaci benedettini lerinensi a piantarla qui, a Seborga e, solo successivamente, anche nella vallata da cui oggi le olive prendono il nome”.

Per l’occasione, oggi a Seborga era presente anche un operatore dalla Bbc, nota emittente britannica: anche gli inglesi sono interessati a scoprire la vera storia che si nasconde dietro alla produzione dell’olio vergine di oliva di qualità taggiasca, da molti considerato il migliore del mondo.

Raggiante il Sindaco Enrico Ilariuzzi: “Siamo qui a valorizzare le nostre eccellenze. La nostra amministrazione crede molto nel territorio di Seborga e oggi dobbiamo dire grazie all’azienda Monaci Templari per averci regalato questa bellissima giornata”.

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